VIETATO PARLARE ALL’AUTISTA

di Eugenio Marigliano

 

“Le cave del sale grand'opera della natura, ridondano in molt'utilità de' paesani, i quali dallo smaltimento che ne fanno per la provincia, ritraggono considerabile lucro, e introducono nel paese (Lungro) copia di merci forestiere. Per tutte queste cose eglino si persuadono, essere questa loro Terra la capitale della nazione albanese.”

(Pietro Pompilio Rodotà, in questo sito nella sezione SCRITTI VARI)

 

La miniera di salgemma è stata, come confermano i tanti studiosi nel corso dei secoli, il simbolo del nostro paese e il volano principale, se non l’unico, della economia lungrese per centinaia di anni.

Ancora alla fine del 2003, come nel 2002, 2001, 2000, 1999, 1998, 1997, 1996 ecc. ecc., versa in condizioni indefinibili. Anzi, probabilmente, è azzardato perfino parlare di un suo stato di salute, perché si stenta effettivamente a credere che, in quei posti, possa esserci stata una risorsa preziosa per la vita di tanti lungresi.

 

A pag. 13 del programma elettorale della lista “Sveglia”, risultata la vincente nelle amministrative del maggio scorso, si legge testualmente: “Grande rilevanza e importanza nella ricerca dei finanziamenti è stata quella per far divenire la vecchia miniera di Salgemma un eco-museo archeologico, progetto realizzato, definitivo ed esecutivo dell’importo di euro 14.000.000,00. (…)  Un progetto questo che ha riscosso il plauso della Regione Calabria, dell’Ente Parco, della Comunità Montana e della  Comunità Europea. Anche per il Piano Integrato Territoriale la Salina è stata un punto di forza, nel quadro complessivo delle risorse endogene, in quanto patrimonio storico di archeologia industriale”.

Qisha ka Konxa - Interno (part.)

Gli amministratori di questo paese potrebbero dare qualche chiarimento sui tempi, giacché nel programma sopraccitato si parla di progetto “realizzato, definitivo ed esecutivo”?

Il sottoscritto, anche perché collaboratore di un quotidiano locale, ha seguito con una certa assiduità la scorsa campagna elettorale. E non c’era serata in cui non si citasse l’archeologia industriale, ma anche (per rinfrescare la memoria) l’arrivo del gas metano, i restauri delle Chiese lungresi (S. Elia e Costantinopoli), addirittura un nuovo e fantomatico anfiteatro in una zona storica di Lungro.

Io credo a ciò che si scrive in atti pubblici; allo stesso tempo, però, auspico che i citati estensori, trascorsi bei mesi dalla presentazione all’opinione pubblica di questi progetti, diano almeno uno striminzito chiarimento sull’avanzamento del progetto. Sarebbe bello poterne discutere in un consiglio comunale piuttosto che in altri ambiti meno formali.

So già che non ricaverò neppure un fico secco, perché il modo di gestire di chi governa sembra non contemplare simile prassi. Se rientrasse nel loro modo di pensare (intendiamoci, legittimo come quello di chi scrive), già in occasioni passate avremmo ricevuto delucidazioni.

 

 

P.S.   Lo spazio che circonda la statua di Scanderbeg nella lungrese piazza Casini vive un grave stato di abbandono. Più di una volta si è tentato di piantare qualcosa. I risultati, chissà perché, sono stati a dir poco deludenti.

Non potrebbe qualche scuola con i suoi alunni, aiutata dal Comune, impegnarsi in una specie di adozione di quello spazio. Non è altro che una pratica già sperimentata in altri luoghi d’Italia.