TOPOPONOMASTICA, RENNIS RISPONDE
di Eugenio Marigliano
Al coordinatore della commissione incaricata di redigere la toponomastica lungrese non sono andate giù le critiche mossegli ieri su questo giornale. Gianbattista Rennis, a capo di un gruppo di esperti di nomina comunale, ribatte le tesi esposte dai suoi critici.
"Noi arbëreshë - dice Rennis - siamo soliti ergerci a "maestri" senza avere né titoli e né competenze e, come se niente fosse, sentenziare su.argomenti specifici come, ad esempio, la toponomastica di Lungro. Io credo – prosegue il responsabile del progetto - che, se si vogliono avere delle delucidazioni in merito a qualcosa, in questo caso sulle scelte linguistiche della toponomastica di Lungro, ci si rivolge a chi ha lavorato sul progetto e tutti i dubbi sono chiariti, senza scrivere, articoli dai titoli roboanti, quasi a voler creare scompiglio nella mente del povero e ignaro lettore".
Rennis è sicuro della validità del lavoro, anche perché frutto di una lunga gestazione: "L’iter del progetto sulla toponomastica - precisa Rennis - è troppo lungo per essere descritto in breve. Dirò soltanto che, discusso e approvato il 3 giugno 1993, il progetto ha avuto da qualche anno una sua prima e timida realizzazione, cioè, sono state collocate alcune segnaletiche e poi più niente. Addirittura i corposi opuscoli (altro mistero, cui dovrebbero rispondere gli amministratori comunali), importantissimi per capire le scelte della commissione, sia dal punto di vista linguistico, storico ecc. giacciono da mesi in qualche stanza del Comune".
Anche Rennis decide di addentrarsi nei dettagli della polemica, facendo capire che la strada scelta nelle traduzioni era una delle possibilità da percorrere, non certo l’unica, ma degna quanto le altre; eppoi anche Rennis fa notare delle pecche dei suoi critici.
"Qualche acuto osservatore – ribatte Rennis - per giunta non originario di Lungro, è andato a sbirciare quelle poche segnaletiche esposte e ha prodotto le sue conclusioni a dir poco scientifiche. Se la prende, per esempio, con "Via della Santa Croce", che non esiste. C’è, invece, "via del Crocifisso". Così come non esiste udha Zotit Krisht ma udha ka Zoti Krisht".
L’intenzione della commissione è stata quella di non tradurre letteralmente, perché dice Rennis: "così facendo non si rende il vero significato del concetto espresso in lingue diverse, ma chi inveisce contro le traduzioni libere sappia che quella nostra è stata una scelta meditata. Dico soltanto, a chi ne ha voglia, di chiedere al Comune di Lungro l’opuscolo per rendersi conto delle scelte fatte dalla commissione, che si è avvalsa anche della preziosa collaborazione del prof. J. Shkurtaj dell’Università di Tirana".
Lo spiazzamento, di chi legge in albanese Udha Enriku (via Enrico) non dovrebbe essere tanto, visto il sottostante nome italiano di Enrico Berlinguer.
"Il cognome – è scritto sull’opuscolo – non è stato tradotto nella parlata arbëreshe in quanto, essendo uno degli elementi di riconoscimento di una persona, riveste una funzione sociale di natura giuridica e come tale non può essere tradotto in altre lingue. Per queste ragioni – conclude l’estensore dell’ancora misterioso opuscolo – si è ovviata alla reiscrizione nella parlata arbëreshe sia del cognome che delle date, in quanto sarebbe stata anche una inutile ripetizione che avrebbe rischiato di appesantire e rendere poco chiara l’intera segnaletica".