ETERNE SONO LE IDEE
verosimile e popolaresca storia del ribelle Vincenzo Stratigò da Lungro
(Masino, marzo 2010)
La prefazione di Rita Commisso
Cosa ha spinto Geppino Martino a raccontarci questa storia "verosimile e
popolaresca"?
La sua curiosità intellettuale? Le sue mai divelte radici nella realtà
arbëreshe? La sua passione per la scrittura? C'era tutto questo e anche di più
quando ha deciso di frugare nello scrigno della storia calabrese dell'ottocento,
in questo groviglio intessuto da vicende di briganti e di eroi da personaggi
illuminati e soggetti retrivi (reso ancora più inestricabile dalla coesistenza e
dalla sedimentazione di tante culture ).
Ne è emerso Vincenzo Stratigò, uno sconosciuto (ai più) protagonista del
risorgimento, e prima un patriota che subì le carceri borboniche; e ancora un
brillante retore, infine, un raffinato poeta. Ripercorrendo la sua storia, che
Geppino Martino delinea con un distacco che talvolta diventa umana e civile
simpatia, si aprono spiragli su un mondo calabrese che lo scrittore delinea con
tratti leggeri (che ci auguriamo possa approfondire nelle sue future fatiche
letterarie ).
Alcuni hanno la nitidezza di una fotografia in bianco e nero: per esempio la
descrizione dell'ambito familiare in cui venne a formarsi Vincenzo Stratigò, la
saldezza e l'autorevolezza di esso: il padre magistrato,nove tra fratelli e
sorelle,e soprattutto Matilde, la madre, il vero fulcro della famiglia, di cui
il libro ripropone alcune lettere accorate al figlio, non senza una venatura di
rimprovero, perchè molte di esse non ebbero mai una risposta.
Le vicende del nostro patriota vivono in un contesto -ecco l'altra flash-back
-composto di colori, suoni, musiche, fuochi: è la tradizione arbëreshe mai
dimenticata che si rappresenta, vuoi che si parli dei bellissimi abiti delle
donne (che non conoscono la tonalità del nero), vuoi che si parli dei "camini di
S.Nicola" con cui gli abitanti di Lungro festeggiano la ricorrenza del Santo
Patrono.
Ma ritorniamo alla figura principale del libro, alla sua vita avventurosa;
Vincenzo Stratigò fu a lungo latitante, sempre nel mirino dell'occhiuta polizia
borbonica, ma anche garibaldino ed in fine capitano del neonato esercito
unitario. Un idealista, un sostenitore delle più alte istanze di libertà e di
riscatto sociale, un innovatore (nella seconda metà dell'800 si schierò per il
diritto di voto alle donne ).
Attraverso il racconto della sua vita, emergono figure mitiche del risorgimento
italiano: Pisacane, i fratelli Bandiera e, soprattutto, lui, Garibaldi, " l'eroe
che parla,combatte,vince e pone la corona delle due Sicilie sul capo di Vittorio
Emanuele "Per queste parole, per la sua reazione infuriata contro chi invece lo
aveva definito "un generale vestito come a carnevale", Vincenzo fu collocato in
aspettativa dal suo ruolo di capitano dell'esercito.
Tutti coloro che amano la storia risorgimentale dovrebbero essere grati a
Geppino Martino per averci fatto conoscere questo
importante protagonista di essa.