Geomorfologia e paesaggio: 
le gole del torrente Raganello, un "cult" degli escursionisti
Lo stupore 
di un canyon lungo due milioni d'anni 
di Enzo Cuiuli
Geologo

 

Le aree di interesse geologico. geomorfologico e paesaggistico sono state definite da Wimbledon: "geositi". Tale definizione riguarda luoghi aventi forme geologiche e geomorfologiche ricche di significato dal punto di vista estetico, scientifico ed escursionistico. Nasce da qui il desiderio di porre all'attenzione di tutti una delle più belle e significative aree calabresi e di spingere l'escursionista a guardare il paesaggio non solo con gli occhi del naturalista ma anche con quelli del geologo e del geomorfologo che studiano la storia della Terra e le forme del paesaggio.

Geologia e Geomorfologia

Il massiccio del Pollino è montagna dalle mille sfaccettature: il Pollino che si affaccia sul versante tirrenico della regione e domina la piana di Castrovillari; Il Pollino dagli ampi pianori contraddistinti da fenomeni carsici generati dall'azione chimica delle acque piovane sulle rocce calcaree; il Pollino selvaggio e misterioso delle grandi foreste ed infine il Pollino roccioso percorso da profonde e suggestive forre (canyon) come quella del t. Raganello. Il territorio è costituito, in generale, da rocce calcaree formatesi tra il mesozoico (era dei dinosauri, 225-135 milioni di anni fa) ed il terziario (era dei mammiferi 65-7 milioni di anni fa).

Secondo gli studi di Monaco & Tansi, Monaco & Tortorici e altri, i movimenti della crosta terrestre (tettonica compressiva) in questa zona hanno originato particolari strutture geologiche chiamate "monoclinali" ovvero strati di terreno inclinati nella stessa direzione.

Questi rilievi, interessati da vistosi accavallamenti, sono bordati da "faglie" subverticali (fratture di una massa rocciosa con spostamento relativo delle due parti separate). La parete SO della Timpa di S. Lorenzo, alla cui base scorre il Raganello, è un maestoso esempio di scarpata generata da una faglia. Il torrente ha quindi inciso, verosimilmente, lungo la linea di frattura (faglia) che rappresenta un punto di debolezza della roccia che risulta in questa zona più aggredibile dall'azione erosiva delle acque. Questi fenomeni insieme alla naturale attitudine della roccia calcarea ad instaurare processi di dissoluzione al contatto con l'acqua, hanno dato origine alla gola che, nel tratto di monte, termina sotto l'abitato di S. Lorenzo Bellizzi con una stretta e profonda forra, anch'essa imperniata in corrispondenza di una faglia, lungo il Iato S-SE della Timpa di S. Lorenzo. Il tratto è denominato, dagli escursionisti, "Gola di Barile" dall' omonima località Barile che dà il nome anche alla "Scala di Barile", sentiero di accesso alla gola scavato nella roccia.

Lo sguardo del geomorfologo viene catturato da quest'enorme massiccio carbonatico che si presenta a volte molto fratturato e su cui si esplicano processi di dissoluzione che in alcuni tratti originano veri e propri fenomeni carsici. I processi erosivi prodotti dagli agenti atmosferici (acqua piovana, vento, ecc.) e dai corsi d'acqua hanno modellato, scavato ed inciso grandi vallate e strette forre portando a valle notevoli quantità di detriti che hanno costituito vaste pianure. Il tutto, unitamente al generale sollevamento causato dai movimenti della crosta terrestre e subito dalla Calabria a partire dal Pleistocene (periodo geoIogico iniziato 2 milioni di anni fa), tuttora in atto, ha comportato una significativa fase di erosione alI'interno dei bacini idrografici avendo, come effetto, la forte incisione degli alvei e l'apporto di notevoli detriti a valle. In particolare nelle rocce erodibili ma abbastanza solide da rendere possibile la genesi e la conservazione di pareti verticali si sono sviluppate forme di erosione, note col nome di forre, come le gole del Raganello dove è possibile osservare anche forme di erosione minori causate dall'azione delle acque di natura chimica (scioglimento di alcune particelle al contatto con l'acqua) e meccanica (frammentazione della roccia causata dall'urto dei detriti trascinati dall'impeto delle acque).

Tale azione combinata genera processi di dissoluzione sulle rocce carbonatiche ed esercita un'azione meccanica tanto più evidente ed incisiva quanto più è maggiore la velocità della corrente. Come diretta conseguenza dei movimenti irregolari e vorticosi delle acque, all'interno dell'alveo, si creano delle forme di erosione che il geomorfologo chiama "marmitte di erosione" o, con nome ancor più pittoresco, "marmitte dei giganti".

Nell'escavazione di queste tipiche cavità l'erosione della roccia è accentuata dall'azione abrasiva dei detriti (ciottoli, ghiaia, sabbia, ecc.) trascinati dal moto vorticoso della corrente. L'azione erosiva si esplica anche sulle pareti della forra, scavando maggiormente lungo i "giunti di stratificazione" (superficie di separazione tra 2 strati rocciosi) dove l'acqua ha inciso ed eroso, in alcuni casi allargando ed approfondendo le fenditure, in altri scheggiando ed arrotondando i bordi, mettendo in evidenza zone a diversa erodibilità all'interno degli ammassi rocciosi che danno alla gola l'aspetto ancor più spettacolare di una sorta di budello. L'impeto delle acque di piena trascina nella sua corsa notevoli quantità di sedimenti generando coni di deiezione (depositi di detrito a forma di cono) localizzati allo sbocco dei torrenti in pianura. Anche il Raganello, nella piana di Sibari, ha creato un ampio conoide di deiezione formato dall'accumulo dei detriti portati a valle e depositati all'arrivo in pianura quando le acque, perdendo la loro forza viva di trasporto, sono costrette ad abbandonare il carico di sedimenti trasportati.

Descrizione dell'itinerario

La forra del Raganello rappresenta una delle più interessanti ed affascinanti grandiosità geologiche e paesaggistiche della Calabria. Non si può dire di aver visitato il Pollino se non si è visto almeno l'ingresso delle gole. Il Raganello trae origine dalle sorgenti poste ai piedi della Serra delle Ciavole e della Fagosa incanalandosi alla base della Timpa di S. Lorenzo, parete SO. Proseguendo il cammino il torrente ha inciso, lungo la parete S-SE della Timpa, una gola, quella di Barile lunga quasi 3 km. Terminato questo tratto, circa sotto l'abitato di S. Lorenzo Bellizzi, il Raganello si immette negli 8 km più belli e spettacolari con mas-

si caotici e pareti levigate caratterizzate da forme di erosione d'ogni tipo sparse qua e là e schiumeggianti cascatelle per poi aprirsi alla piana di Sibari con un ampio alveo ghiaioso. La descrizione dell' itinerario riguarda il secondo tratto, quello più lungo, che ha inizio presso Civita. Per giungere al paese, bisogna lasciare l'Autostrada all'uscita "Castrovillari-Frascineto" prendendo l'ex SS 105. Giunti all'abitato, seguendo la strada principale, si arriva ad una piazza con fontana dove lasciare l'auto. Superate le ultime case del paese, si giunge ad una stradina che conduce al Ponte del Diavolo di fattura medioevale; proseguendo si arriva sino al greto del torrente. Da qui si inizia a risalire il canyon saltellando tra i massi ove possibile, bagnandosi sino alla cintola nella maggioranza dei casi ed arrivando a nuotare per traversare le vasche più profonde. Si arriva così all'uscita, presso il ponte di "Pietraponte" (enorme masso incastrato tra le pareti della gola) circa sotto l'abitato di S. Lorenzo Bellizzi. La durata dell'escursione dipende dal tempo e dalle abilità individuali; infatti più ci si addentra nel cammino più il percorso diviene impegnativo. Per questi motivi si consiglia di giungere sin dove le difficoltà lo permettono e di spingersi oltre solo ai più esperti. Il consiglio per tutti è di affrontare il canyon in estate quando la poca acqua ed il ridotto impeto permettono l'attraversata in sicurezza. Il periodo migliore è fine Luglio metà Agosto poiché prima si può rischiare di capitare durante un evento piovoso. Dopo tale periodo l'eccessiva scarsezza d'acqua ed il ricambio ridotto possono dare origine a ristagni d'acqua maleodoranti. 

Articolo pubblicato sul N. 215 - maggio 2005 - di

mensile del Consiglio Regionale