Acquaformosa: intitolata la piazza principale a Zoti Vincenzo Matrangolo

 

Il 29 agosto 2010, alle ore 18,00, si è svolta una manifestazione per ricordare padre Vincenzo Matrangolo, parroco di Acquaformosa per oltre sessanta anni, e intitolargli la piazza principale del piccolo paese di origine italo-albanese.

La manifestazione ha avuto inizio con un corteo, a cui hanno preso parte, oltre a numerosi cittadini della zona, i sindaci e i gonfaloni dei paesi di provenienza dei ragazzi assistiti, fino a poco tempo fa, nel Centro di Assistenza Giovanile, istituito da Zoti Matrangolo.

Si è svolto successivamente un convegno dove è stata ricordata la poliedrica figura del sacerdote.

La manifestazione si è conclusa con uno spettacolo di musica classica.

L’iniziativa ha avuto il patrocinio della Presidenza della Repubblica che, in una lettera letta durante la manifestazione, ha espresso il Suo gradimento per l’iniziativa.

 

 

Padre Vincenzo Matrangolo è nato ad Acquaformosa il 6 dicembre 1913 ed è qui deceduto il 18 novembre 2004.

Ha studiato presso il collegio Greco di Roma dove è stato ordinato sacerdote il 14 giugno 1936. Resistette alle lusinghe della carriera accademica e a quella ecclesiastica e fece ritorno ad Acquaformosa, dove operò fino alla sua morte.

Nel suo paese natio prese parte alle vicende felici e tristi della popolazione.

Divenne in breve tempo punto di riferimento di tutti: uomini e donne, bambini e giovani, ragazzi e adulti, letterati e analfabeti, ricchi e poveri. Subito appena ritornò ad Acquaformosa iniziò un lento ma continuo lavoro di emancipazione della popolazione del piccolo villaggio.

Il primo intervento risolutivo fu quello di porre fine ad una odiosa disparità. Nel momento dei funerali i ricchi venivano accompagnati al cimitero con una croce d’argento, i poveri con una di legno.

Padre Matrangolo subito abolì questa differenziazione: gli uomini sono tutti uguali, anche da morti, quindi, nell’ultimo viaggio tutti devono essere accompagnati con la stessa croce, quella d’argento.

Parità verso l’alto.

Fu un educatore esemplare. Perseguì la crescita delle nuove generazioni promuovendo il gioco e la cultura. Costruì uno dei primi campi di calcio della zona. Creò il cinema parrocchiale già durante la seconda guerra mondiale. Allestì una biblioteca che è una delle più importanti in materia di spiritualità orientale e di storia e lingua della minoranza etnica italo-albanese.

Dal 1987 ha dato avvio ai lavori per la realizzazione di un’opera monumentale: la decorazione musiva in stile bizantino della chiesa matrice di San Giovanni Battista che, nella intenzione di padre

Matrangolo, avrebbe dovuto coprire tutte le pareti. Egli, come Mosè, però, non ha potuto assistere al

completamento del suo sogno. Quando è morto ancora la navata laterale sinistra della chiesa non era stata completata. Ancora oggi quelle pareti sono desolatamente spoglie.

Profuse le sue energie per dare assistenza ai ragazzi provenienti da situazioni familiari difficili.

Negli anni 60 del secolo scorso istituì il Centro di assistenza preventiva giovanile dove trovarono un approdo sicuro, in quaranta anni di attività, oltre mille ragazzi provenienti da tutta la Calabria e anche dalla Basilicata. Dopo la sua morte il Centro è stato chiuso.

Fu anche un fine teologo, il più importante della diaspora albanese.

Scrisse numerosi saggi e opere, ma ne pubblicò poche. Una di queste La venerazione a Maria nella tradizione della Chiesa bizantina ha suscitato interesse e studi a livello europeo. È stata tradotta anche in greco.

Don Giuseppe Dossetti l’ha definita come l’opera più importante mai scritta sulla madre di Dio.

Per i suoi indubbi meriti, sia religiosi che civili, padre Matrangolo, nel 1981, è stato nominato vescovo di Piana degli Albanesi, ma rifiutò il prestigioso incarico per non abbandonare la sua gente e i suoi ragazzi ospiti delle strutture sociali.

Nel 2000 il presidente della Repubblica Ciampi gli conferì l’onoreficienza di Grande Ufficiale della Repubblica..