INTERVISTA AL RAG. MARIO D’APOLITO

 

 Dopo aver visitato la mostra e partecipato alla fiaccolata in ricordo dei salinari, abbiamo voluto approfondire l’argomento invitando a scuola il Rag. Mario D’Apolito che è stato dirigente della salina dal 1958 fino alla chiusura. Il commissario ha accolto subito l’invito e gentilmente si è sottoposto alle nostre domande.

Domanda: Da  quanto tempo è stata scoperta  la salina?

     Risposta: Da circa duemila anni. In alcuni punti della montagna affioravano delle pietre bianche. Si sono accorti che era sale ed hanno iniziato l’estrazione.

D.:Come si è formato il sale?

      R.:Questo sale si è formato milioni e milioni di anni fa. Presumo, che qui c’erano dei laghi o il mare. Col passare del tempo l’acqua è evaporata, depositando sul terreno i granellini di sale. Possiamo dire che dove ora c’è il sale, prima c’era il mare.

D.:Quanti operai vi lavoravano?

R.: Il massimo di lavoratori  raggiunto ha superato le 600 unità. Sono andati sempre a diminuire e, al momento della chiusura, c’erano circa 70 dipendenti che hanno continuato a lavorare nel settore tabacchi prima e poi sartoria e filtri.

D.:Vi lavorava solo gente di Lungro?

R.: Nella  salina  hanno lavorato  solo  operai di Lungro, Firmo, Acquaformosa e Altomonte. Anche quando è stato fatto un concorso per l’assunzione di 100 operai, i posti sono stati riservati ai cittadini di questi quattro comuni.

D.:Gli  operai  svolgevano  tutti le stesse mansioni?

R.: In salina  c’erano  operai che lavovarano in miniera, quindi sotto terra, e operai che lavoravano in superficie; falegnami, meccanici, ecc. Per garantire la possibilità a quelli che scendevano sotto terra di godersi qualche ora di sole, andavano a lavorare presto. Qualcuno ha detto alle quattro del mattino, mentre dai documenti visionati  compare solo le sei. Lavoravano otto ore continue,  senza rientri.  Gli operai di  superficie

entravano un’ora dopo e quindi uscivano un’ora dopo, alle quindici.

D.:Vi lavoravano anche le donne?

R.: Alle donne  era proibito, per legge, lavorare giù in miniera. Ho visto una foto del 1922 dove c’era una donna. Le donne potevano lavorare solo nella raffineria, dove si sbriciolava il sale e si impacchettava. L’impacchettamento del sale è cessato nei primi anni cinquanta. Quando sono venuto io, c’era una sola donna che lavorava e si chiamava Lisa.

D.:Il lavoro nella miniera comportava dei rischi?

R.: Il  lavoro in una  miniera di sale è da considerarsi abbastanza sicuro. Non è come quello delle miniere di carbone che emanano gas che ogni tanto esplode e spesso causa morte. In miniera, dopo l’esplosione delle mine, gli operai non vi entravano se non si erano fatti i dovuti controlli di sicurezza. Per primo entrava un operaio, chiamato “spaccasfoglie”, munito di una lunga pertica di ferro che controllava se c’erano pezzi di sale spaccati non caduti. Con la pertica faceva leva su questi, facendoli finire per terra. Solo dopo quest’operazione potevano entrare gli altri operai. Qualche caso di decesso però si è verificato.  Quando ero a Volterra da un opuscolo ho letto che a due operaio della Salina di Lungro, mentre lavoravano nei pressi del pozzo di estrazione, sono stati colpiti da una grossa pietra staccatasi dalla parete e sono morti.

D.:A quanti anni si andava in pensione?

R.: Negli ultimi tempi andavano in pensione a 65 anni gli uomini e 60 le donne. In un documento del 1891 ho trovato un ordine di servizio che metteva in pensione due lavoratori che non ce la facevano più a lavorare. Uno aveva 81 anni, mentre l’altro 82. Da ciò si deduce che un tempo andavano a lavorare fino a quando le forze li sorreggevano.

D.:Quanto sale si produceva?

R.:I  primi tempi  che  sono venuto a  Lungro  si producevano dai 150 ai 200 mila quintali di sale all’anno. Non c’era una produzione fissa giornaliera. La produzione è andata sempre scemando e prima di chiudere la produzione era scesa a 10– 12 mila quintali.

D.:Perché si è chiusa la Salina?

R.: Il sistema di  lavorazione (andare sotto terra, scavare, pulire e trasportare) costava molto rispetto al sale marino. Se il sale marino costava 10 lire, quello di Lungro intorno alle 100.  Questo anche perché il sale non era puro al 100%, ma spesso si trovava misto ad argilla e, quindi, bisognava separarlo. Lo Stato garantiva le spese per assicurare lo stipendio ai lavoratori. 

D.:Chi l’ha chiusa e come ha reagito la popolazione?

R.: Lo Stato stesso.  La popolazione  ha  reagito facendo scioperi, bloccando le strade, rivolgendosi a politici e sindacati, ma non c’è stato nulla fare. Altro motivo che ne ha determinato la chiusura è stato il fatto che il sale, prima di monopolio dello Stato, era in via di privatizzazione. Il privato non avrebbe mai tenuto in vita un’attività deficitaria, dove non si guadagnava, ma si perdeva. A seguito della chiusura della salina, avvenuta nel 1977, a titolo di risarcimento, lo Stato ha assunto 100 operai che ha destinato ad altri lavori.

D.:La miniera poteva essere visitata?

R.:Da quando  sono venuto a Lungro, la  visita in miniera era proibita ai ragazzi. Potevano accedervi studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, universitari, docenti e persone comuni ma solo per motivi di studio. Le visite sono state pochissime.

D.:Ci  sono rimasti utensili o altri attrezzi che venivano usati in salina?

R.: Non lo so con certezza. Comunque nelle case dei salinari sicuramente ci sarà qualche attrezzo o indumento tenuto per ricordo del lavoro svolto in miniera. Anche io ho un camice grigio, che non ho esposto alla mostra, che era la divisa di lavoro degli impiegati.

Alla fine dell’intervista, Vittorio Bellusci, un alunno della classe quarta, a nome di tutti i compagni di scuola ha ringraziato il Commissario per averci dato l’opportunità di conoscere più a fondo una parte importante della nostra storia, ma anche perché ci ha fatto riflettere suo ciò che eravamo e su ciò che siamo.

Gli alunni delle classi 3^, 4^ e 5^ di Lungro