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Si è svolto a Roma il IX congresso nazionale sui musei e sulle politiche
comunicative pubblicato da Viviana Normando -3 Luglio, 2004
Riflessioni sul valore dell’antropologia e sulla missione ecomuseale nell'evento
presso il Museo dell'Arte Classica della Sapienza. Un esempio dell'antropologo
culturale Cesare Pitto nella regione Calabria.
Riflessioni sul valore dell’antropologia e sulla missione ecomuseale
Si è svolto a Roma il IX congresso nazionale sui musei e sulle politiche
comunicative.
Si è tenuto in questi giorni con un’ampia partecipazione di studiosi e di
appassionati il IX congresso nazionale relativo al tema “Antropologia e
territorio: musei e politiche comunicative”, promosso all’A.I.S.E.A.,
Associazione Italiana per le Scienze Etno Antropologiche, in collaborazione con
Simbdea, Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici.
All’evento che si è svolto a Roma nei giorni 1-2-3 luglio presso la Sala Odeion,
nel Museo dell’Arte Classica, della Facoltà di Lettere dell’Università degli
Studi di Roma “La Sapienza”, hanno presieduto e partecipato i più noti
antropologi italiani ed internazionali tra i quali Luigi Maria Lombardi Satriani,
Cesare Pitto, Ottavio Cavalcanti, Francesco Remotti, Maria Antonietta Fugazzola
Delpino, Richard Lioger, Denis Michel Boell, Vito Lattanzi. Un momento di
comunione importante per lo sviluppo delle tematiche inerenti agli ecomusei,
allo sviluppo sostenibile del territorio, alla valenza della ricerca
antropologica nella civilizzazione.
Ciascuno dei docenti ha fornito la sua testimonianza in Italia, dai vari luoghi
e territori del nostro Paese, “di come la missione ecomuseale – ha dichiarato il
Prof. Cesare Pitto, antropologo culturale dell’Università della Calabria -intesa
come documentazione, conservazione e valorizzazione della memoria storica del
territorio, nelle sue manifestazioni materiali ed immateriali, possa essere atta
ad individuare ed a valorizzare il sistema dei saperi tradizionali presenti
nell’area, cercando di riattivare i canali della comunicazione
intergenerazionale nonché il recupero delle identità linguistiche”. Cesare Pitto
ha citato il caso calabrese di Lungro, dove recentemente si è svolto un convegno
per la progettazione di un Museo dinamico della cultura del popolo arberesch e
per la proposta dell’individuazione delle tematiche e degli interessi che
caratterizzano le emergenze e le specificità di quest’area della regione
calabria da un punto di vista storico, ambientale e sociale. “L’idea di un museo
dinamico – ha spiegato Pitto – s’inserisce in quella linea di economie di scala
per un sistema ecosostenibile che tenda a riproporre, nel quadro dell’Unione
Europea, tanto l’identità storica di gruppi umani e di aree omogenee dello
sviluppo, quanto la dinamica di fattori incentivanti di filiere di produttività
che permettono di riconoscere peculiarità del territorio, attrattività culturale
e ipotesi di fruibilità anche turistica. Nel caso specifico della Comunità
italo-albanese (arberesche) di Lungro si è rivelata importante la collaborazione
tra museo etnico e l’Ente Parco Nazionale del Pollino per la valorizzazione e
l’utilizzo turistico-culturale dei beni naturalistici e paesaggistici delle
montagne lungresi. Altrettanto importante sarà la collaborazione con l’Eparchia
di Lungro per gli aspetti connessi alla ricognizione dei beni letterari,
artistici e architettonici della Chiesa di rito bizantino greco allo scopo di
esaltarne il valore storico culturale e religioso. Un particolare rilievo dovrà
essere dato alla secolare attività dell’estrazione del salgemma nella miniera di
Lungro ormai disattivata da quasi trent’anni. Tale attività ha costituito per
secoli, assieme all’aspetto ambientale, etno-linguistico e religioso uno dei
maggiori fattori identitari della comunità italo albanese di Lungro. Pertanto il
sistema ecomuseale dovrà prevedere un ampio spazio descrittivo e materiale su
tale tema anche in prospettiva di un’eventuale riapertura della vecchia miniera
come museo geologico, industriale e del lavoro umano. Tutto ciò potrà
determinare un forte accordo tra il museo, gli itinerari tematici ed il
riequilibrio ambientale e antropico che può estendere la funzione del museo a
quelle iniziative territoriali che in altre aree del territorio nazionale sono
state indicate con il termine di un ecomuseo. Questo è il percorso intrapreso
dalla regione Calabria, dei suoi musei, ecomusei, riserve naturali, al fine di
realizzare una rete ecologica per un turismo sostenibile, al quale si deve poter
aggiungere una rete culturale che qualifichi e promuova l’identità regionale e
territoriale. Fondamentale è l’individuazione di un sistema capace di generare
nuove capacità di conoscenza della realtà storica e culturale Calabrese con
nuove opportunità ecocompatibili di sviluppo economico”.
Per la Regione Lazio sono intervenuti Laura De Martino e Roberta Tucci sul
progetto Demos relativo al sistema museale demoetnoantropologico del Lazio
nonché la Sovrintende Speciale alla Preistoria Maria Antonietta Fugazzola
Delpino, Direttrice del Museo Etnografico Pigorini in riferimento anche alla
realizzazione del polo museale di Anguillara Sabazia in provincia di Roma in
corrispondenza del villaggio neolitico più antico dell’Europa Ocidentale.