Tutela della comunità arbëreshe  tra concertazione e particolarismi 

 

  di NICOLA   BAVASSO     

 

Toponomastica bilingue, sportelli linguistici, insegnamento della lingua arbëreshe nelle scuole, corsi di formazione per dipendenti comunali, sono solo alcune delle attività finanziate con la legge quadro a sostegno delle minoranze linguistiche storiche 15 dicembre 1999 n. 482. Dopo oltre cinquant’anni dalla promulgazione della Carta Costituzionale, partorita anche grazie al contributo di un illustre arbëresh come Costantino Mortati, è stata dunque riconosciuta la diversità culturale e la dignità istituzionale degli albanesi d’Italia.

In Calabria dove vivono ben tre comunità minoritarie (arbëreshe, grecanica e occitanica), sulla scia della 482/99  è stata approvata nel 2003 la legge regionale di riferimento seguita da una serie di polemiche, ancora oggi alimentate dai scarsi risultati derivanti dalla sua applicazione. Oggi, nonostante esista un Assessorato provinciale alle minoranze che assieme all’Università della Calabria e ai comuni tutelati dalla normativa, ha egregiamente lavorato progettando e denunciando energicamente inadempienze e questioni irrisolte, tutto va a rilento in barba a regolamenti regionali concepiti e approvati tra particolarismi, clientelismi politici e contraddizioni evidenti. A questo si aggiunge l’agire di amministratori regionali e locali che assieme ad alcuni  operatori culturali  con grande superficialità si preoccupano di curare il cosiddetto “orticello” inficiando di fatto le azioni concertate e tese a valorizzare la minoranza arbëreshe. Per questo, attualmente, come sostiene l’onorevole Mario Brunetti, uno dei padri della legge 482/99 al di là delle inadempienze istituzionali ragionale e nazionali, c’è da dire che «lo spirito della legge non è stato recepito poiché essa non viene vista come strumento di ricomposizione culturale, politica e strutturale della minoranza arbëreshe, ma viene vista e utilizzata come mezzo per ottenere sterili contributi clientelari». Tutto questo si traduce in un ritardo considerevole nella  sua applicazione come si evince, del resto, dal mancato inserimento della lingua nelle scuole dell’obbligo, dal mancato avvio delle trasmissioni radiotelevisive in lingua e dal ritardo della traduzione degli atti della pubblica amministrazione.

Il pensare e l’agire da comunità, in sostanza, ancora non è una pratica che è stata metabolizzata dalle nostre parti. 

Nel corso di questi anni, dunque, i paesi albanesi hanno beneficiato di risorse finanziare che però si sono assottigliate di anno in anno palesando una evidente leggerezza politica di fondo.   

Dal 2001 anno in cui finanziariamente è entrata in vigore la legge quadro, si è assistiti ad una debacle inesorabile delle risorse destinate alla comunità arbëreshe di Calabria. Per  l’insegnamento della lingua nelle scuole italo-albanesi, per esempio, nel 2001 la commissione competente del Ministero dell’Istruzione ha deliberato un intervento di 304 mila euro. Nel 2002 sono stati approvati undici progetti, sostenuti però con un finanziamento davvero molto esiguo: 105 mila euro. Nelle casse delle scuole arbëreshe nel 2003 sono entrati 146 mila euro. Dai 304 mila euro del 2001 si è scivolati infine ai 92 mila euro del 2004. Una differenza sostanziale di oltre 210 mila euro in meno. Le risorse destinate agli sportelli linguistici hanno seguito la stessa falsariga. Nell’esercizio finanziario 2003 il Ministero degli Affari Regionali alla Provincia di Cosenza ha assegnato ben 540 mila euro per le attività di 18 sportelli linguistici comunali. Per l’anno finanziario 2004 i contributi si sono ridotti a 285 mila euro. Ciò si traduce in una drastica riduzione di posti di lavoro. Tutto questo è scivolato via tranquillamente senza che sindaci  e parlamentari della zona concertassero un’azione di protesta seria e decisa.

Tra qualche settimana verranno resi noti gli interventi destinati all’insegnamento dell’arbërisht nelle scuole per l’anno in corso, e probabilmente, ancora una volta, la scure dei tagli si abbatterà pesantemente sull’offerta formativa delle scuole arbëreshe.

Tutto questo passerà candidamente in silenzio? 0 forse alle falde del Pollino dove insistono ben dieci paesi albanesi, qualcuno accennerà timidamente ad un’azione di protesta per un diritto negato?

                                                                                     

 ìArticolo pubblicato su “ASTERISCO”  n°  2 Gennaio 2006 Periodico di Politica e Cultura