Sì fiori, ma opere di bene.

 di Eugenio Marigliano

 

Caro busto di Scanderbeg di piazza Agostino Casini in Lungro, scrivo questa mia breve per esprimerti tutta la mia solidarietà.

Da oltre due anni nessun fiore (o altra specie vegetale) riesce a germogliare nelle aiuole che ti circondano. Rari e striminziti tentativi di qualche eroico fiore o piantina sono stati esperiti.

Risultati: zero. Rapido appassimento per tutti.

Ma noi che qualche volta amavamo avvicinarci a quello che, ormai, è divenuto un luogo mitico come quel punto del mar dei Caraibi dove, la leggenda narra, molte navi vi si inabissino senza precisi motivi, ancora non demordiamo.

Non si sa come non si sa perché, ma da quasi due anni quei pochi metri quadri di terra, che dovrebbero rendere più accogliente il luogo che ti ospita, sembrano essere stati prelevati in qualche angolo del deserto del Gobi.

Eppure passando da quelle parti non si ha l’impressione di essere ostaggio di un microclima sahariano; il terreno, anzi, è spesso concimato da residui organici di molti amici dell’uomo, che usano questo spazio come bagno di servizio, e la villa comunale come bagno per le occasioni speciali, spesso con la complicità dei loro compiti accompagnatori; una battuta dal dubbio gusto che però casca a fagiolo dice: se son rose fioriranno, se son cachi (il frutto) ……..

Né il posto né il clima, allora, sono ostili a qualsivoglia specie faunistica  in piazza Casini. Vero è che la temperatura, lo dicono studiosi di tutto il mondo nell’ultimo secolo è aumentata, ma non fino al punto di attraversare nel 2004 piazza Casini su qualche dromedario.

Questo sito internet è fatto anche per i nostalgici. Per fortuna si è pensato di pubblicare regolare foto, che testimonia come già dagli anni 60 e 70 alberi e piante ornamentali svolgessero lì dignitosamente il proprio ruolo.

Sarà stato il buco dell’ozono a tramare? Chi può dirlo.

Apparentemente dovresti essere tu ad approfittare di tutta quella terra bruciata che ti sta intorno: chi vuol vederti non ha altro da fare che volgere lo sguardo verso quel punto della piazza.

In realtà da due anni dai l’impressione di essere orfano di ciò che avevi sotto il tuo sguardo.

Cosa fare per ovviare allo stato di cose che hai davanti agli occhi? Forse qualche fiore transgenico, in via di sperimentazione, ti terrà compagnia fra chissà quando.

E se pensassimo a qualche cactus?