PRESEPE VIVENTE A LUNGRO

di Eugenio Marigliano

 

Un presepe vivente arricchito da spaccati di vita della Lungro dei secoli precedenti. Questa, in sintesi, la bella manifestazione di domenica sera, in una struttura della Diocesi di Lungro in localitą Lafkantino.

La visita al presepe era da compiersi secondo un percorso prestabilito, scandito in pił tappe, ognuna delle quali ben spiegava alcuni degli aspetti tipici della Lungro di un tempo. Il percorso, com’era giusto fosse, č cominciato con una visita alla grotta di Gesł, dove i ragazzi della parrocchia di S. Salvatore, con a fianco i caratteristici bue ed asinello, interpretavano con serietą i vari personaggi della Nativitą: da sfondo alla scena, il suono tipico natalizio della karramunxat (zampogna).

I fedeli e padre Salvatore (a capo della parrocchia) hanno posto altrettanto scrupolo in quegli aspetti e usanze del piccolo centro arberėsh che, abbinati alla classica grotta del Bambinello, hanno dato luogo a una felicissima contaminazione di generi, capace di attrarre decine di concittadini contenti di un’iniziativa tanto riuscita.

In costume tipico arberėsh, i giovani, divisi nelle varie zone dell’antico edificio, hanno interpretato le fasi in cui shkanonej bukėt (iniziava la panificazione), quella della lavorazione del filo dall’arcolaio (anemi) al telaio (argalia), della bollitura del grasso di maiale, dell’affilatura dei coltelli con attrezzi in pietra (grģfeza e hóllė), della pestatura (shtipjin kripin) del sale di Lungro nel mortaio, della riparazione delle scarpe, della vendita di alimenti come peperoni (peprat), peperoncini piccanti (djavulliccrat), aglio (hudra) e cipolla (qept) fino al rito del bucato praticato dalle donne lungresi in lavatoi posti in alcune zone del paese.