E la nave va.

Due manifesti: uno segnala la normalità (1), l’altro l’eccezionalità (2) di uno stesso paese. Ci riferiamo naturalmente a Lungro.

Non il manifesto di buone feste ma l’altro mi ha fatto venire in mente tante sedute di consiglio comunale della scorsa consiliatura. A leggere i numeri impressi sul manifesto viene da dire veramente che quei consigli comunali erano di un misto fra surreale e fantastico.

Meglio di me li ricorderanno di certo i consiglieri dell’allora opposizione. Quando si discuteva di bilancio preventivo, di rendiconto, di assestamento o riequilibrio dei conti comunali i vari Alessandro Rennis, Ferdinando Martino, Leonardo De Marco, Vincenzo Pavone e Giuseppe Forte chiedevano ripetutamente dell’esistenza di debiti fuori bilancio o suscettibili di diventare tali.

I destinatari di tali solleciti potremmo oggi paragonarli a un classico muro di gomma: la loro risposta era un no secco, ripetuto magari con insofferenza e stizza.

La nave va, dicevano tanti esponenti del craxismo imperante degli anni Ottanta.

“La nave va” avrebbero potuto chiosare sindaco e assessori (forse non tutti) dell’epoca, se avessero voluto.

La nave lungrese, invece, si era arenata, stava quasi per sprofondare e questi signori erano ancora nella sala da ballo del transatlantico a divertirsi. Naturalmente a spese dei  cittadini, considerati solo bacucchi.