DISCORSO TENUTO DA PAOLO DE ANGELIS (ASSOCIAZIONE MAZZINIANA “FRATELLI ATTILIO ED EMILIO BANDIERA”), IL 4 NOVEMBRE 2005

A LUNGRO, NEL CORSO DELLA COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE.

 

Giuseppe Mazzini

Un doveroso ricordo per il bicentenario della nascita

 

Invitato dall'amico fraterno, il Maresciallo dei Carabinieri Nicola Balzano, vostro emerito concittadino, in occasione della commemorazione dei caduti in guerra, a svolgere un intervento su Giuseppe Mazzini del quale ricorre quest'anno il bicentenario della nascita, mi sono sentito lusingato e nel contempo investito di una responsabilità.

Entrambi iscritti all'Associazione Mazziniana Italiana, Sezione Fratelli Attilio ed Emilio Bandiera di Cosenza, non potevamo esimerci dall'apportare un contributo alla conoscenza della figura del Padre della Patria Giuseppe Mazzini. Nato a Genova il 22 giugno 1805, Mazzini già all'età di 4 anni impara a leggere in casa mentre le due sorelle maggiori studiano. All'età di 7 anni già faceva presagire il suo futuro di intellettuale cosi come dimostrò di esserlo, illuminato e fecondo. Mise la sua intelligenza, la sua penna, la sua stessa vita a disposizione dell'Umanità.

Era una persona come tutte le altre, aveva amici, la fidanzata, suonava la chitarra, ma mal sopportava la schiavitù in cui versava il popolo, lo sfruttamento del lavoro degli operai senza un benché minimo di benessere in cambio, non sopportava la divisione dell'Italia in sette Stati e Staterelli.

Il consumo dei prodotti non veniva ripartito equamente tra i mèmbri della società ma erano concentrati nelle mani
dell'aristocrazia. L'industria e il commercio avevano creato non il benessere dei più ma il lusso di alcuni.

Mazzini cominciò a pensare che era necessario l'Educazione ed il sacrificio del popolo perché solo così, e non con la forza e la violenza era possibile stabilire un nuovo ordine delle cose.

Era necessario far prendere, a ciascuno, coscienza della propria dignità in quanto ogni persona è soggetto di dignità e come tale va rispettata; far prendere coscienza dei diritti che ogni uomo ha, ma non solo, anche dei doveri che sono alla base dei diritti, primo fra tutti quello di concorrere al della società per migliorarla.

Ma come potevano i genitori educare i propri figli se erano costretti a lavorare per 12-14 ore, se non più, al giorno, privi quindi, di tempo e mezzi?

I principi che Mazzini aveva a cuore erano:

 

DIO, L'UMANITÀ', LA PATRIA, LA FAMIGLIA.


Mazzini era indomabile e la forza per superare i momenti difficili della vita gli scaturiva dalla fede in Dio.
Secondo Mazzini, Dio ha dato la vita ad ogni uomo che, in quanto tale, deve rispettare la legge di Dio. I diritti fondamentali dell'uomo sono nati prima delle leggi che regolano la società. La stessa natura dell'uomo, quale immagine di Dio, dipende dal Creatore.
I doveri più importanti sono positivi: secondo Mazzini non basta il non fare, bisogna fare; non basta limitarsi a non operare contro la legge ma bisogna operare a seconda della legge; così come non basta il non nuocere ma bisogna giovare ai nostri fratelli. Mai stancarsi di imparare. L'Umanità, secondo Mazzini, è un uomo che impara sempre.

Per Mazzini la vita è MISSIONE ED APOSTOLATO; la solidarietà umana non si esaurisce nell'ambito della famiglia e della Patria ma si allarga all'Umanità intera. Per questo principio gli  uomini del Risorgimento accorsero ovunque ci fosse lotta per la libertà e contro la tirannide.

Accordandosi con patrioti esuli di tutte le nazionalità oppresse favorisce la costituzione della Giovine Polonia, la Giovine Germania, la Giovine Svizzera, che collegate con la Giovine Italia formeranno la Giovine Europa con lo scopo di costituire libere nazioni affratellate.

Mazzini diceva agli uomini nati in Italia che senza Patria non avevano ne nome, ne segno, ne voto, ne diritti, ne battesimo di fratelli tra i popoli, ma che erano i bastardi dell'Umanità.
Dove non è Patria non vi è tutela ma regna solo l'egoismo degli interessi. La Patria è una, indivisibile. Come i membri di una famiglia non hanno gioia della mensa comune se uno di essi è lontano, rapito dall'affetto fraterno, così ciascuno non avrà gioia e riposo finché una frazione del territorio sul quale si parla la vostra lingua è divelta dalla Nazione. La Patria, secondo Mazzini, non è un aggregato, è un'Associazione. E non v’è veramente Patria dove l'uniformità del diritto è violata da esistenza di corte, di privilegi, di ineguaglianze.

La Famiglia, diceva Mazzini, è per l'uomo l'espressione più immediata del suo bisogno d'associazione; essa è centro d'educazione e rappresenta la proiezione dell’individuo nell'eternità. La famiglia è la Patria del cuore.

Nella famiglia v'è un angelo che rende, con una misteriosa influenza di grazia, di dolcezza e d'amore, il compimento dei doveri meno arido, i dolori meno amari. L'angelo della famiglia è la donna. Madre, sposa, sorella, la donna è la carezza della vita, è la Provvidenza amorevole che veglia sull’Umanità. Abbiate come santa la famiglia. Amate e rispettate la donna cercando da essa una forza, un’ispirazione, un raddoppiamento delle facoltà intellettuali e morali, cancellando dalla mente ogni idea di superiorità. Davanti a Dio non v'è uomo nè donna, ma l'essere umano.

Tra i diritti-doveri dell'individuo, a Mazzini premeva: La Libertà, quale valore fondamentale dello spirito umano, presupposto di ogni altro valore: ove essa manchi,   sosteneva   Mazzini,   Giustizia,   Morale, Uguaglianza, non hanno più significato. L'Educazione, quale presupposto della redenzione dell’Umanità.

L'Associazione e il Progresso: per Mazzini il progresso è il fine dell'Umanità e l'individuo può realizzarlo solo associandosi con i propri simili. Il diritto di associazione è strumento di evoluzione e di libertà ed è, quindi, inviolabile.

Mazzini, apostolo della libertà, nel corso della sua vita, a causa delle proprie idee illuminate e delle battaglie a favore della unificazione della Patria e per la libertà, fu costretto a subire restrizioni della libertà personale, l'esilio.

Nel 1827 entra a far parte della Carboneria e nel 1830, tradito dallo spione di turno, viene arrestato e rinchiuso nel carcere della fortezza di Savona. Prosciolto e liberato, nel gennaio successivo scelse l'esilio preferendolo al confino ed incomincia le peripezie per l'Europa. Scrisse in varie riviste da lui fondate.
Registra la morte di molti suoi compagni Patrioti e per la sua attività rivoluzionaria il 26 ottobre 1833 fu condannato a morte in contumacia. Aveva sconsigliato, perché ritenuta troppo rischiosa, la spedizione dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera i quali, anch'essi traditi dallo spione di turno, il 25 luglio 1844 furono passati per le armi nel Vallone di Rovito vicino Cosenza, dopo un processo farsa.

Mantiene contatti epistolari con Pio IX, Cavour, Garibaldi e con tutti i Patrioti, compreso Goffredo Mameli poeta ed autore dell'Inno fattoci  ascoltare dalla pregevole Banda Musicale di Lungro, inno che con l'unificazione dell'Italia nel 1870 diventerà Inno Nazionale della Patria, ovvero il Canto degli italiani come fu definito. Nel 1858 fu nuovamente condannato a morte per i moti genovesi. Nel 1867 è malato a Lugano ove riceve la visita di Carlo Cattaneo.

A bordo della nave postale Napoli-Palermo, sotto le mentite spoglie di Harry Zammith, il 1° agosto 1870 viene scoperto, arrestato, affidato al Capitano dei Carabinieri Reali Cotta e rinchiuso nel carcere della fortezza di Gaeta. Successivamente sarà amnistiato quale condannato politico.

Infine giunge in incognito a Pisa dove muore il 10 marzo 1872, all'età di 57 anni.

Le idee di Giuseppe Mazzini sono state incise nella Carta Costituzionale Italiana, strenuamente difesa dal nostro Presidente della Repubblica Ciampi. I principi mazziniani sono sempre attuali e validi e ciascun cittadino italiano ha il diritto-dovere di approfondirne la conoscenza e nel contempo di conservare la figura di Giuseppe Mazzini sempre viva nel proprio cuore.

Non ci sfuggano gli insegnamenti del Padre della Patria Giuseppe Mazzini.