Mario
BRUNETTI
LE COSE DEL MONDO
Narrazione di un itinerario internazionale
Rubettino - Dicembre 2009
Il testo sarà presentato martedì 9 febbraio 2010, alle ore 17.30 presso la Sala degli Specchi – Palazzo della Provincia
PROGRAMMA
Saluti
On. Gerardo Mario OLIVERIO, Presidente Provincia di Cosenza
Dott.sa Maria Francesca CORIGLIANO, Assessore alla Cultura Provincia di Cosenza
Interventi
Dott. Alfio NICOTRA –Presentatore del libro
On. Rosario OLIVO –Sindaco di Catanzaro
Sen. Prof. Giovanni RUSSO SPENA Esperto di politica estera
Conclusioni
On. Mario BRUNETTI –Autore
Coordina
Dott.sa Mariuccia DE VINCENTI -Giornalista
Dalla prefazione di Alfio Nicotra
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Perché, dovendo scrivere una breve introduzione a un volume che raccoglie gli scritti parlamentari del percorso di Mario Brunetti, inizio da questo episodio? Perché Mario rappresenta uno dei pochi politici che hanno provato a dare una visione non stanziale del lavoro parlamentare e segnatamente della politica estera e dei diritti umani.
Meridionalista
convinto, tra i massimi studiosi -su questo versante -del pensiero di Antonio
Gramsci, ho avuto modo di verificare di persona, in anni di collaborazione al
gruppo parlamentare, l'internazionalismo di Mario Brunetti. Un internazionalismo
controcorrente perché, in quegli anni, quasi tutti magnificavano il mercato e la
globalizzazione come una panacea per l'umanità. Invece, dall' osservatorio da
cui scrutava il mondo Brunetti passava una realtà ben diversa, che non aveva
voce e diritto di cittadinanza nella politica e nel pensiero dominante.
Queste pagine raccontano certamente un'attività parlamentare, ma intese come una «postazione di lotta». Voglio sottolineare come certe battaglie, da quella contro lo sfruttamento del lavoro infantile della Nike alla precisa denuncia della Somalia ridotta a fare da pattumiera dell'Occidente e crocevia del mercato delle armi, erano assolutamente di avanguardia anche se larga parte della stampa le considerava di "retroguardia", ovvero ancora un residuo di un comunista che non si era atteso alla caduta del muro di Berlino.
Dopo la rivolta di Seattle, sarebbe emersa la critica a fondo e di massa al pensiero unico del mercato da parte del movimento mondiale contro la globalizzazione neoliberista, ma per tutta la larga parte degli anni novanta quella critica era sotto schiaffo e sottoposta a dileggio.
L'impegno di Brunetti muoveva dalla convinzione che il mondo che stava avanzando non era migliore del precedente. Il nuovo ordine mondiale si impone- va con grande cinismo, attraverso «programmi di aggiustamento strutturale» dettati dal neoliberismo più sfrenato e che erano in verità terribili armi di sterminio di massa. Quelle ricette liberiste, in ogni parte del pianeta, devastavano le conquiste del movimento operaio e dei movimenti di liberazione, demolivano i già fragili welfare state, aumentavano a dismisura la geografia di morte per malattie curabili e per fame. Per Brunetti quel tipo di globalizzazione non era una maledizione scesa dal cielo come una grandine, ma una scelta costruita con cinismo spietato nelle istituzioni sovranazionali, spesso senza alcun mandato democratico, dal Fondo Monetario Internazionale al WTO. In quel periodo il subcomandante Marcos- che Brunetti incontrerà con una delegazione del Comitato per i diritti umani a Li Realidad, nella Sierra Lacandona in Messico -parla espressamente di una «terza guerra mondiale contro l'umanità» e di bombe più devastanti di quella atomica chiamate «F» finanziaria o «E»economica. Contro questa guerra all'umanità Brunetti interviene in aula alla Camera dei Deputati e nel Consiglio d'Europa, presenta interrogazioni e proposte di risoluzione, porta nelle audizioni al Comitato parlamentare le voci del Sud del mondo e degli attivisti dei diritti umani.
Uomo del Mediterraneo, il lavoro parlamentare di Brunetti si allargava naturalmente agli altri emisferi, ricostruendo un filo Coerente di critica al capitalismo contemporaneo. Seguirà con grande passione la vicenda di Ilaria Alpi e della mala cooperazione, ingaggerà in aula a Montecitorio uno scontro durissimo contro il comportamento del governo italiano in Albania e la controversa figura dell'ambasciatore Foresti.
Il lettore si accorgerà che a distanza di anni gli interventi di Brunetti mantengono immutata la sua attualità. Cambiano forse in alcuni casi gli attori, ma le dinamiche di sfruttamento e di dominio lì denunciate sono ancora oggi cogenti.
In quel periodo non c'era ancora in campo «1'altro mondo possibile», che prenderà vita con i forum sociali mondiali da Porto Alegre a Belem. Ma quel poderoso pensiero rivoluzionario non nasce dal niente. Si è nutrito di tante lotte che in quegli anni molti definivano disperate o nel migliore dei casi testimoniali. Oggi quel nuovo ordine mondiale è un enorme disordine globale e la crisi strutturale del capitalismo rende di nuovo attuale la parola d' ordine «o socialismo o barbarie». Era per tenere aperta questa prospettiva che, in quegli anni difficili, si è battuto Mario Brunetti. Ognuno di noi ci ha messo un pezzettino per ricostruire una idea di speranza. Viene proprio da dire: ben scavato vecchia Talpa!