L’ARBERIA SI PREPARA A FESTEGGIARE IL VI CENTENARIO

DELLA NASCITA DI SCANDERBEG

 

di Maria Frega

 

La storia dell’Albania e della diaspora è tanto antica quanto ricca di eventi che hanno lasciato tracce indelebili in molti Paesi che si affacciano sull’Adriatico e sullo Ionio.

Quest’anno ricorre un avvenimento di straordinaria importanza per il popolo albanese ed anche per gli arbëreshë che vivono in Italia da più di cinque secoli. E’ il sesto centenario della nascita di Giorgio Castriota, conosciuto come “Scanderbeg”. Nacque nel 1405 nel principato paterno, in una ignota località della valle della Matja. La sua figura rimane sempre viva nel ricordo, simbolo di libertà e di fede, come dimostrano gli appellativi che gli furono attribuiti: “Cavaliere di Dio e Atleta di Cristo”. E’ un personaggio ricordato e studiato anche nella nostra Arbëria, come testimoniano le centinaia di edizioni di opere storiche  e letterarie, canti epici, leggende, monumenti, vie e piazze delle più importanti città europee ed una ricca iconografia di artisti famosi, tra i quali si presume ci sia stato anche il famoso Rembrand.

Nel 1968, in occasione del quinto centenario della morte, è stato ricordato ovunque con manifestazioni culturali importanti che hanno segnato poi l’avvio della seconda “rilindja” arbëreshe. Da qualche tempo a questa parte, il suo nome è diventato un logo per radio private, per piccole imprese e per esercizi pubblici, come alberghi e ristoranti. La sua ieratica effige è impressa nelle etichette di alcuni rinomati vini doc.

Tutto ciò vorrebbe dire che davvero Scanderbeg sia il simbolo, dopo essere stato il mito, del’Arbëria?.

Il secolo XIV ha segnato in modo indelebile la storia di alcuni stati al di là dell’Adriatico, minacciati dall’espansione dell’impero Ottomano. Quello Pontificio era occupato a difendere la Cristianità dall’islamismo; temeva la Repubblica dei Dogi di Venezia troppo vicina ai confini dell’impero della Sublime Porta; così come gli stati balcanici, Albania compresa, direttamente minacciati e poi sottomessi dal dilagante impero della Mezza Luna.

In tutti questi tumultuosi eventi che avrebbero determinarono un radicale sconvolgimento geopolitico, la piccola ed indifesa Albania era suddivisa in tanti feudi appartenenti a nobili casati, quali i Dukagjini a nord-est di Scutari, con capoluogo Vulpiani ed il territorio da Zadrina inferiore a Puka, con Alessio capoluogo. Le altre due famiglie erano quelle dei Thopia, tra Durazzo ed Arta e quella degli Arianiti, i cui domini stavano più a sud. Altri feudi appartenevano ai Musachi (attorno a Berat), agli Spata (Argirocastro), ai Gropa (Dilca e Ocrida). I Castriota, invece,  erano proprietari dei principati che comprendevano il capoluogo Croja e le città di Putrella, Petralba, Stellusio e Sfetigrado.

In questo contesto, proprio in Albania emerse una delle figure storiche più osannate dai governanti degli stati cristiani di allora. Era Giorgio Castriota. Suo padre Giovanni, per difendere l’autonomia delle sue terre, dovette cedere in ostaggio al sultano Muratt II i suoi quattro figli maschi, tra i quali Giorgio di appena nove anni.

Dopo essere stato al servizio del sultano, Giorgio Castriota ebbe la “rivelazione della libertà” nel momento in cui si trovò a combattere a Nissa contro gli insorti ungheresi comandati da Giovanni Hunyadi. Soltanto nel 1443, Scanderbeg (com’era chiamato nella corte turca: Iskender/Alessandro e beg /principe) fece suo l’anelito di indipendenza della sua gente diventando il condottiero degli albanesi. Costituì la “Lega albanese” con i principi feudatari e, affrontando vittorioso gli eserciti del sultano, obbligò lo stesso Maometto II, conquistatore di Costantinopoli, a mettersi alla testa di una armata nel tentativo di sottomettere l’Albania per farne una base per altre conquiste. Durarono un quarto di secolo le manovre dei turchi per dominare l’Albania, che però riuscì a mantenere la propria libertà Fu soltanto dopo dieci anni dalla morte dell’Eroe, nel 1478, che cedette l’ultima fortezza albanese, Croja. Il suo vessillo, aquila bicipite nera su sfondo rosso, rimane ancora oggi la bandiera nazionale dell’Albania.

Scanderbeg, oltre ad essere stato stratega ed esperto di guerriglia, fu anche un politico. Per mantenere la libertà della sua terra e  difendere l’incolumità dell’Europa, strinse rapporti con i pontefici Romani, con la Serenissima di Venezia e con il Regno Aragonese di Napoli.

La sua vita, complessa e ricca di eventi, è stata significativa anche per l’arrivo in Italia, in diversi flussi migratori, di suoi condottieri, soldati e gente comune che hanno trovato ospitalità nelle sue terre del Salento ed in quelle degli argonesi in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Il resto della storia è noto e gli arbëreshë, per non dimenticare, dovunque essi siano in Italia, hanno già iniziato a festeggiare l’evento. In Calabria si parte da Frascineto con una serie di iniziative culturali che copriranno l’intero anno. L’Unical e l’Assessorato Provinciale per le minoranze linguistiche storiche, attraverso il coordinamento provinciale di attuazione della L. 482/99, del quale fanno parte i sindaci dei comuni arbëresh del cosentino, organizzeranno una settimana di cultura dedicata al condottiero albanese, con conferenze, incontri, mostre, al fine di coinvolgere le popolazioni con lo scopo di salvaguardare le peculiarità linguistiche e culturali delle comunità.

N. 2 marzo-aprile 2005