Come "leggere" queste opere antiche dipinte in oriente

In quelle tavole preziose spiritualità e contemplazione

Per parlare delle icone russe e della loro storia bisogna fare un passo indietro e accennare se pur brevemente alle icone bizantine, in particolare a quelle prodotte dopo il IX secolo allorché l'immagine torna protagonista nell'arte sacra.lmmagine bandita quando l'iconoclastia -proibizione del culto dell'immagine che, per motivazioni teologiche supportate dagli esiti di numerosi Concili, fu imposta dagli Imperatori d'Oriente -portò alla distruzione di una larghissima parte del patrimonio iconico di epoca costantiniana e precedente.

Con il ritorno ad una pittura in cui la figura, quale immagine del Divino, prende nuovamente ad essere un linguaggio concesso, l'arte e in conseguenza anche l'arte iconica bizantina ricomincia un cammino interrotto circa centocinquant'anni prima imboccando, però, una via per lo meno estetica diversa.

Negli anni post-iconoclasti si affievolisce l'influsso dell'arte popolare a fronte di un linguaggio estetico aulico, solenne e monumentale che ha come riferimento più diretto l'arte antica o meglio classica, più conseguente al carattere conservatore della struttura socio-culturale bizantina. In questo periodo la pittura era espressione di un archetipo, dell'idea generatrice dei fenomeni ma non dei fenomeni stessi; essendo l'idea un concetto immutabile nel tempo anche la sua rappresentazione doveva rimanere tale cancellando i concetti di spazio e tempo. E per questo che l'arte iconica si avvale dei fondi oro che fungono quale elemento di discontinuità con il contingente per evidenziare i soggetti, cioè le figure il cui carattere principale diventava l'ascetismo e il loro fulcro la testa, quale espressione dell'anima. Dalla fissità dello sguardo all'immobilità tutto tendeva a rappresentare spiritualità e con- templazione.

Sono questi i caratteri con i quali si apre in Russia la fervida stagione della pittura iconica, pittura ispirata all'arte bizantina conosciuta attraverso l'opera dei grandi maestri -soprattutto greci -chiamati in patria dal principe di Kiev dopo aver abbracciato, nel 988, la religione cristiana. Fino al XII secolo le icone russe, per quello che testimoniano le poche che ci sono pervenute, sono di grandi dimensioni e la composizione, distaccata dal reale senza accenni alla natura, è severa.

Sulla spinta di una fervida religiosità sorgono numerose chiese- proprio in questi anni si erige il grande tempio di Santa Sofia -e i confini russi del cristianesimo si allargano compiendo la loro "contaminazione pittorica" anche in centri in cui era già viva una scuola locale. Lo sviluppo di questi centri è in parte dovuto anche all'arrivo dei maestri della scuola di Kiev allontanatasi dalla città in seguito all'invasione tartara. Così mentre Kiev decade fioriscono Vladimir-Suzdat, Jaroslav, Pskov e soprattutto Novgorod che diventa una delle scuole russe fondamentali della pittura di Icone.

Nel XIV secolo la Russia si affranca dall'invasione tartara, si riallacciano i contatti con Bisanzio e la vita politi- ca e culturale subisce nuovo impulso. Da un punto di vista artistico il periodo, forse il più importante nell'economia generale della storia artistica russa, è fortemente caratterizzato dalla libera realizzazione plastica delle opere di Teofane il Greco, artista di scuola aulica costantiniana giunto a Novgorod per eseguire gli affreschi della chiesa della Trasfigurazione. Influssi questi che si ripercuotono anche nell'arte iconica in cui le figure perdono di fissità ed acquistano forma e volume, una tridimensionalità definita anche da colori più ricchi di sfumature che, stesi in pennellate leggere, non nascondono l'immediatezza del disegno: una pittura austera che al contempo è drammaticamente intensa.

Agli inizi del XV secolo Mosca è un centro in grande fermento in cui l'arte viene ad assumere un ruolo importante risolvendo in nuovo modo -e con risvolti filosofici -i grandi temi dell'essenza dell'universo, della sua armonia, del rapporto tra Dio e uomo, della bellezza, dell'amore... In questi termini l'icona diventa oggetto di tale interpretazione artistica e soggetto di trasmissione di tali concetti.

La scuola moscovita di inizio secolo si contraddistingue per un evidente ricordo dei caratteri bizantini e della pittura di Teofanie filtrati dall'alta perfezione tecnica e dalla maturità intellettuale raggiunta dai suoi pittori tra i quali spicca la figura di Andrei Rublev (artefice dell'lconostasi del Monastero della Santissima Trinità della Laura di San Sergio di Radonez a Mosca). Sensibile alla bellezza terrena Rublev e coloro che ne furono seguaci seppero dare grazia alle figure, il loro racconto pittorico era agli antipodi di quello di soli due secoli prima come di quello di Teofane. Le icone diventano racconti in cui le figure e gli oggetti s'intrecciano in un ritmo fluido scandito da grazia e continuità cromatica, i colori sono vibranti e risplendono di lumeggiature: è un'arte segnata da femminilità e tenerezza ma anche forza e solennità, nell'insieme un'arte che si potrebbe definire di una casta sensualità.

Negli stessi secoli a Novgorod, centro di un artigianato evoluto e città più commerciale di Mosca, si va concretizzando una scuola pittorica che cresce fuori dalle mura dei monasteri. Nelle botteghe dei maestri si parla un linguaggio non dissonante ma dissimile al consueto, più vicino al sentire del popolo: nei soggetti s'introducono sempre più frequentemente elementi folkloristici e nondimeno diventa più evidente la ricerca della gioia e della bellezza. La composizione tende così ad una narrazione briosa seppur ripartita in un impianto architettonico e simmetrico. Quest'evoluzione fa si che i caratteri delle prime icone di Novgorod si stemperino in un'arte di grande raffinatezza la cui cifra pittorica è una straordinaria compiutezza esecutiva. Nel XIV secolo alcuni sobborghi di Novgorod si affrancano e diventano cittadine autonome che, non scevre dall'influenza del capoluogo, intraprendono un percorso autonomo anche in campo artistico: una di queste è Pskov. La scuola pittorica che qui si sviluppa è spontanea, fresca e vivace, talvolta anche audace nei soggetti non prettamente canonici.

Al progredire dei commerci corrisponde un diffondersi dell'azione missionaria dei monaci che da Novgorod si spostano a nord fino alle terre circostanti il mar Bianco ancora abitate da popolazioni pagane. È qui che sorge quella che per consuetudine è chiamata "scuola settentrionale" che si contraddistingue dalle coeve per spontaneità e un certo primitivismo tecnico ed espressivo: l'oro è sostituito dall'ocra, la narrazione è delineata a solo contorno con poche pennellate di colore. Ciononostante le opere prodotte in questo vasto territorio costituiscono un punto imprescindibile della storia dell'icona russa.

A partire dalla seconda metà del XVI secolo e per tutto il XVII l'autocrazia del sempre più potente stato russo si manifesta anche nelle arti. Alla pittura il compito di trasmettere, con un linguaggio semplice, i dogmi e l'ideologia ufficiale. Nell'arte iconica le figure si rimpiccioliscono per lasciar campo ad elementi naturalistici e paesaggistici descritti in modo calligrafico. Risale a questo periodo quella che comunemente la critica chiama "pittura Stroganov", dal nome di una grande famiglia di commercianti tessili che fece giungere nelle sue terre a nord del principato i più grandi iconografi delle scuole di Mosca, Jaroslavl e Kostroma. Le loro opere, tutte di piccole dimensioni perché destinate alle stanze di preghiera, avevano un unico orientamento stilistico fatto di un disegno fine, scrupolosamente rifinito ancorché ricco di forte cromatismo. La pittura di Stroganov è il primo significativo passo per una rottura con le tradizioni bizantine che non a caso si verifica quando nel Paese l'arte tutta sta aprendo alla tradizione occidentale.

Parimenti è conosciuta la scuola Jaroslavl città fondata nel XI secolo e bruciata nel XVII ma ricostruita più grande e più bella di prima grazie all'opera di molti maestri di Mosca e Kostroma. Le opere di Jaroslavl sono "scene di vita" composte da tanti riquadri, come quadri nei quadri, dal disegno raffinato e minuzioso dai quali emerge una vibrante spontaneità coloristica.

L'apertura all'Occidente si concretizza, se non altro nel confronto, negli anni in cui la società come lo Stato sono investiti dall'azione riformista di Pietro il Grande il cui effetto giunge fino al mondo artistico. Il primo passo è la costituzione di strutture quali l'Armeria e l'lconeria, quasi un'accademia, in cui giunsero molti artisti occidentali chiamati, a partire da11670, da Simon Uscjkov. Questi, direttore dell'accademia e disegnatore di gioielli, fu anche un grande iconografo che nella rappresentazione delle figure si ispirò apertamente alla ritrattistica occidentale -specialmente quella olandese. La sua pittura, in cui i volti avevano tratti più verosimiglianti al reale e lo sguardo abbandonava la fissità tendente all'infinito, segnò l'epoca. Parte da qui, per diffondersi in tutte le maggiori scuole pittoriche russe, la nuova stagione artistica, una stagione florida e fruttuosa che perdurò per tutto il XVIII secolo e non mancò d'influenzare anche gli anni a venire in cui, sempre più, veniva evidenziata l'abilità tecnica.

Il XIX secolo cammina sulla strada stilistica tracciata evidenziando con sempre maggior insistenza l'abilità tecnica -leggibile nella vibrante e vastissima gamma cromatica e nel disegno dal tratto particolareggiato e minuzioso -a scapito del valore simbolico e teologico dell'opera. La causa di questo scadimento qualitativo fu la grande quantità d'icone prodotte dal proliferare di botteghe che si aprivano nel paese, botteghe che spesso si avvalevano dell'opera di pittori "culturalmente" impreparati. Tutto ciò portò alla nascita di movimenti culturali impegnati a riportare la pittura iconica entro i naturali confini, rispettando sia la tradizione storica, sia quella teologica e pittorica che aveva segnato il corso degli ultimi due secoli. Questa presa di coscienza, questo ritorno alla più alta maturità stilistica è la chiave di lettura delle migliori opere del XIX secolo tornate attente alla celebrazione delle più importanti feste della Cristianità e dei suoi Santi fino all'inserimento di soggetti inediti quali la Vergine e il Bambino.

da Calabria  n.225 - maggio 2006