Tradita etnike e kuēines se Arbėreshėvet tė Kallabris dhe tė Basillikatės
La tradizione etnica nella cucina degli Albanesi di Calabria e Basilicata
Die ethnische Tradition in der Küche der Albaner von Kalabrien und Basilicata
di Alfredo Frega
Skanderbeku njė menąt
po me mbjodhi shokėrinė,
e me mbjodhi e me mbitoj
me mish kaponjsh e lepuresh,
me krera thllėzazish,
me filljete mėshtjerrazish!
Scanderbeg una mattina
radunņ la compagnia,
e la invitņ a banchetto,
con carni di capponi e di lepri,
con teste di pernici
con fianchi di vitelli!
(Kėnga Skanderbekut, Rapsodie Albanesi
da B. Bilotta, Canti Albanesi, 1916)
Era la Pasqua del 1446, quando in Albania il piccolo esercito dellEroe Skanderbeg sconfisse ancora una volta le orde turche, in una grandiosa battaglia. La notizia giunse repentina in ogni angolo del Paese delle Aquile. Ovunque ci furono festeggiamenti ed il popolo shqiptarė esultņ per la patria ancora libera ed indipendente. Il Castriota, a sua volta, banchettņ con i suoi prodi. Questo evento storico ancora oggi č ricordato e celebrato dai discendenti di quegli eroi, anche se lontani dallAlbania, ma sempre con quello spirito di fierezza e fratellanza. Proprio nella Pasqua, in diverse comunitą della Calabria, la gente albanese canta e balla, indossando i costumi pił belli e sfarzosi che si possano immaginare. Sono le spettacolari Vallje, antiche danze che ricordano quelle Choreole dei Romani e quelle Pirriche dei Greci. Questi momenti offrono anche lo spunto per partecipare con gioia ai banchetti che sono improvvisati, allinsegna dei tipici e saporiti piatti dantica origine, innaffiati da rossi vini delle colline albanesi del Parco Nazionale del Pollino, ai confini tra la Basilicata e la Calabria.
Ishin Pashkėt e vitit 1446, kur nė Shqipėri ushtria e vogėl tė Skanderbeut thyei edhe njė herė hordhitė tė turqėvet, nė njė luftim madhėshtor. Lajmi i papritur arijti nė ēdo vend e Shqipėrisė. Kudo festohej dhe populli shqiptar ngazėlloi pėr atdheun e lirė dhe e pavarur. Kėshtu edhe Kastrioti festonte me trimet e tij. Kjo ngjarje historike akoma sot ėshtė e pėrmendur dhe celebruar nga zbritėsit tė atyrė heronj, edhe se ė largėt nga Shqipėria, por gjithmonė me atė shpirt plot me krenari dhe vėllazėri. Pikėrisht nė Pashkėt, nė disa komunitete tė Kalabrisė, arbėreshėt kėndojnė dhe valzojnė edhe veshjnė kostumet mė tė bukura dhe me madhshti qė mund tė imagjinohen. Janė shumė tė bukura Vallet, kėrcime tė lashta qė pėrmendijn ato Choreole tė Romakėvet dhe ato i Pirrios tė Grekėvet. Kėto momente ofrojin edhe kujtojnė pėr tė marr pjesė me gėzim nė njė fest qė ėshtė e improvizuar, me objektiv ushqimin e origjinės sė lasht tipik dhe e shijishėm, i lagur me verėn e kuqe tė malėvet arbėreshė tė Parkut Nacional tė Pulinit, midis Basilikatės dhe Kalabrisė. (Traduzione in albanese della dott.ssa Saverina Bavasso dello Sportello Linguistico di Lungro)
Litinerario della cucina italiana, a mano a mano
che porta verso il sud, diventa avventuroso e presenta piacevoli sorprese,
specialmente nelle due regioni estreme del Continente, Basilicata e Calabria, in
passato terre di conquiste, di dominazioni, di passaggio di popoli che hanno
lasciato tracce indelebili anche nellarte dellalimentazione. Il repertorio
gastronomico esistente č assai caratteristico e variegato, anche perchč
intimamente legato alle ataviche tradizioni della gente, che superano le
generiche conoscenze che la letteratura riesce ad offrire. In questi ultimi
anni, specialmente con la presenza delle correnti turistico-culturali, anche nei
paesi sparsi nelle aree interne, la ricettivitą č assai diffusa, a carattere
familiare, dove, finalmente, č possibile gustare la cucina del luogo. E
presente in un meraviglioso lembo tra la Calabria e la Basilicata una delle
etnie pił consistenti ed importanti dellItalia, la minoranza linguistica
storica albanese, racchiusa nei due comuni lucani di San Costantino Albanese e
San Paolo Albanese, e negli altri numerosi centri che costellano il versante
calabro del massiccio del Pollino, le cui popolazioni sono conosciute col nome
di Arbėreshė. I luoghi di ristoro in questi comuni alloglotti adottano,
per la maggior parte, la lingua locale, unitamente allitaliano, sia nella
denominazione dellesercizio (es. Panoramik, Scanderbeg, Młzgat, Kamąstra,
Agorą,etc.) e sia nella compilazione della carta, quale semplice ma
efficace testimonianza dellappartenenza. E qui che si va alla ricerca della
cucina etnica mediterranea, dove lidea del mangiar sano č bello, ha cambiato
il modo di operare di molti osti e ristoratori, i quali, finalmente, si sono
sentiti orgogliosi di presentare le loro antiche ricette in via destinzione
negli anni del boom economico. E un tipo di cucina povera, basata sulla
semplicitą e sulla genuinitą dei prodotti della terra, arricchita da sapori
ottenuti con gli aromi delle erbe officinali di cui la montagna del Pollino,
sacra ad Apollo, ne č piena. A ciņ si aggiunge la fantasia delle donne arbėreshe
che continuano ad inventare pietanze molto ricercate, che varia di paese in
paese, come variano le tonalitą linguistiche, le tradizioni, gli usi ed i
sontuosi costumi che le donne un tempo indossavano abitualmente. La cucina
arbėreshe, che oggi č alla portata di tutti grazie soprattutto alle iniziative
imprenditoriali a livello familiare (ricordo che oggi molti locali dove si puņ
gustare questo tipo di cucina si trovano in quasi tutti i centri albanofoni), č
quella che quotidianamente era in uso nelle caratteristiche abitazioni del 600,
tutte fornite da un grande camino in pietra annerita e nellangolo da due
forni a cupola, uno grande per la cottura del pane ed uno pił piccolo per la
cottura di torte e biscotti, dove sembra che ancora aleggi il profumo di
saporiti arrosti e fragranti torte pasquali. Scorrendo le pagine della storia
del popolo albanese, di riferimenti sulle loro abitudini gastronomiche ve ne
sono diversi e alcuni di questi fanno ormai parte dellanedottica.
Si č rivalutata anche la cultura delle buone tradizioni familiari, depositarie
di antichi rituali e dove primeggia il senso sacro della squisita ospitalitą. Ne
beneficierą lindustria del forestiero, gią favorita dalla natura per lo
spettacolo meraviglioso che offrono le due regioni, la cui terra, baciata dal
sole, offre copiosi prodotti di qualitą dei monti, delle colline, delle pianure
e dei due mari. Gastronomia e cultura, ormai, sono un binomio molto stretto
e comune tra gli albanesi in Italia, dove la pastorizia e lagricoltura
hanno segnato la loro esistenza, in Albania prima e nella nuova patria dopo. I
nostri lettori, trovandosi da queste parti, li invitiamo allassaggio di uno dei
piatti pił caratteristici della cucina etnica del Pollino, le rinomate
Shėtridhle, la cui patria č Lungro, dove si evidenzia la bravura
della cuoca, che con abile e sapiente uso delle mani, da un impasto riuscirą a
preparare il piatto pił famoso ed eccellente degli arbėreshė.
La tradizione continua ancora oggi nel periodo pasquale, dove il capretto e
lagnello sono al centro del ricco menł dogni famiglia. Attorno ruotano poi
tante varie pietanze ottenute da un sapiente impiego di prodotti genuini della
terra del Pollino: una cucina semplice, forte, intelligente e creativa, grazie
alla tradizione che si rinnova. Cosģ come la preparazione dei dolciumi
natalizi, a cui assiste lintero nucleo familiare. Oppure la speciale torta di
grano bollito, condivisa tra parenti, amici ed estimatori del defunto, comune a
tutte le comunitą ortodosse dOriente, in usa durante la commemorazione dei
defunti, che secondo il rito bizantino cattolico cade il sabato della seconda
settimana di preparazione alla quaresima. Larte culinaria arbėreshe, infatti,
segue anche di pari passo il calendario liturgico bizantino tracciando un vero
itinerario gastronomico, abbinando ai riti e alle tradizioni popolari
particolari pietanze che richiedono, il pił delle volte, cerimonie significative
sia nella preparazione sia nel consumo, a livello familiare e a livello di
comunitą ristretta (ghjitonģe). Cč in questa gastronomia una traccia
della cucina delle aree interne circostanti attraverso la presenza di
salumi, e formaggi; come vi č il sapore siciliano per le numerose ricette a base
di melanzane; e ancora tracce della tradizione Magno Greca nei dolci al miele e
nelle torte di origini rituali, ancora in uso in occasione delle nozze, e perchč
no anche un gusto prettamente argentino, importato durante le emigrazioni dei
primi del secolo scorso, nelluso che la gente di Lungro fa del mate,
il cui infuso derba č un ottimo digestivo.
Nel concludere si puņ affermare che qualcosa si va realizzando anche nelle altre
due isole linguistiche della Calabria. A Guardia Piemontese,
lunico comune di lingua e cultura occitana dorigine valdese del Mezzogiorno, č
possibile incontrare la cucina tradizionale del luogo. Cosģ come a Bova,
nellarea grecofona dellAspromonte, dove č di moda la cucina
grecanica e greca ( la specialitą č la capra alla vutana).
Tutto ciņ costituisce un arricchimento del patrimonio culturale nazionale che,
nel settore turistico, determinerą maggior richiamo e quindi unofferta unica di
non trascurabile valore che gli operatori potranno utilizzare al meglio.
Per saperne di pił
1. De Marco Angelina, Elmo Italo, Lazzaroni Ruggero, Rituali e misteri della cucina Arbėreshe: gastronomia e itinerari turistici italo-albanesi (presentazione di Gianni Bonacina), Grafica Pollino, Castrovillari 1992
2. Casentini Cesare, Per la festa delle Rose si mangia la Shėtridhla albanese, LAccademia Italiana della Cucina, n. 1/1987, pagg 49 50
3. Frega Alfredo, Riscopriamo gli antichi sapori della cucina albanese: Firmo, da Cittą Oggi, n.12/1995, pag. 7
4. Emmanuele Demetrio, Il Natale degli albanesi di Calabria, da La Regione Calabria emigrazione, n.ri 11-12/1988, pagg. 49 51
5. Cauterucio A. Antonella, Zanoni Maria, Salute e pane asciutto. Mediterraneo tra cultura dellalimentazione e stile di vita, Centro dArte e Cultura 26, Castrovillari 2003
Un menł tipico della cucina albanese di Calabria Ein tipisches Menü der Albanischen Küche von Kalabrien. Dal Convivio in onore del Gruppo Etnico Albanese di Calabria Citeriore, Roma 21 maggio 1987, ristorante Cecilia Metella, organizzato dalla delegazione dellAccademia Italiana della Cucina, fondata da Orio Vergani, dai fornelli della famiglia di Pasquale Longo, oste in Firmo, comunitą albanese della provincia di Cosenza:
Djathė, saucicė, supersatė / formaggio pecorino, salsicce e soppressate di produzione familiare Shėtridhlja me fasule / pasta, stirata a mano, in minestra di fagioli Macakorda / coratella di capretto Kaciq me patata / capretto brodettato con patate Portugalje tė Kalabrisė / arance di Calabria Kanarikuj, kasolle me gjizė / dolci tipici del rituale arbėresh Moscato di Saracena imbottigliato ed offerto dal simpostarca Verė e kodrave te Fermės / vino rosso delle colline di Firmo Verė tė Pulinit / vino rosso superiore del Pollino
Come si preparono i due piatti pił tipici dellarea Arbėreshe del Parco Nazionale del Pollino
Die Pubere von zwei typischen Gerichten des Arbėreshe Gebiets des Nationalparks von Pollino
Shtridhėla
E una pietanza che non manca quasi mai nella mensa delle famiglie albanesi,
legate alle tradizioni. E un delizioso piatto di pasta fatta in casa, senza
luso di macchine e strumenti di sorta. Se si ha la possibilitą di osservare le
donne arbėreshe preparare questo particolare tipo di pasta, vengono subito in
mente i cuochi cinesi alle prese con i loro spaghetti di soia: un gioco
dabilitą manuale e tanta esperienza alla base di tutto. Come si preparano. Da
un impasto omogeneo e setoso di farina e sola acqua, con laggiunta di uova se
la posta da ottenere non sarą subito cotta, si formano dei panetti. Uno per
volta č bucato al centro con le dita, poi, comprimendo il bordo dellimpasto, si
affina sempre pił facendolo girare in tondo tra le mani con la stessa frequenza
e velocitą. Si ottiene cosģ un serpentone circolare che lavorandolo diventa
sempre di pił sottile, nel frattempo si cosparge con un velo di farina. La pasta
filata, sempre con la mano, č raccolta a matassa e si raddoppia in modo che i
fili si assottiglino ulteriormente. Raggiunta la grossezza voluta, si taglia la
matassa ottenendo in tal modo tanti fili di pasta di equa misura. Intanto, in
una pignatta di coccio si fanno bollire fagioli bianchi del tipo cannellino,
in acqua e sale. Una volta accertati che la cottura li ha resi cremosi, si
mescolano con la pasta cotta, aggiungendo, infine, un soffritto di olio
aromatizzato con dellaglio e del peperoncino tritato. Servire ben caldo.
Dromėsa - Un altro primo piatto, anchesso un unicum, tipico delloriente anche per il caratteristico nome, molto semplice nella preparazione e squisito nel gusto.
Come si prepara. In una spianatoia si cosparge un velo di farina sul quale viene asperso dellacqua con un mazzetto di origano. Si ottengono in tal modo tanti grumi. Il tutto viene raccolto con le mani e setacciato. La restante farina scende, i grumi restano nella superficie del setaccio. Dopo averli lasciati asciugare brevemente, i grumi vengono immersi in un recipiente dove č in ebollizione un saporito sugo di solo pomodoro Si lascia bollire ancora per qualche minuto, per poi aggiungere il solito immancabile peperoncino. Servire fumante in tavola.

N. ½ Gen. Feb. 2007 I 38050 Palł del Fčrsina (Tn), Palai Bersntol/Palai in Fersetal
Numero dedicato A tavola con le minoranze