REALE ACCADE MIA DEI LINCEI (*)

Sul deposito di salgemma di Lungro nella Calabria Citeriore.

Memoria del Socio TORQUATO TARAMELLI

letta nella seduta del 7 marzo 1880.

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    Una escursione nella provincia di Cosenza, fatta verso la fine dello scorso autunno, mi ha offerto l'opportunit� di visitare la salina di Lungro, nel circondario di Castrovillari. La stagione poco propizia e lo scopo principale di quella gita, diretta all'esame delle condizioni geologiche del Vallo del F. Crati, mi hanno impedito di percorrere in tutta la sua estensione quel distretto salifero, il quale comprende una localit� presso il monte Tavolara, a circa sei ore da Lungro. Tanto meno poi ho potuto studiare i rapporti che ponno esistere tra la formazione salifera ed altre giaciture di minerali, come idrocarburi, alabastri e cinabro, che esistono a non grande lontananza intorno a S. Donato di Ninea.

    Dovetti limitarmi a talune osservazioni stratigrafiche, le quali, nella scarsit� dei dati che si posseggono su quelle regioni, mi sembrano da non doversi tacere; non fosse altro che per richiamare nuovamente l'attenzione dei geologi sopra un deposito, che a ragione dest� la meraviglia del nostro Pilla e che richiede ancora moltissimi studi; cos� dal punto di vista puramente scientifico circa l'epoca di sua formazione e circa i fenomeni ai quali si collega, come dal lato industriale. Poich� non credo di essere solo nel ritenere che la coltivazione di quel meraviglioso ammasso di sale pu� esser resa pi� rimuneratrice pel governo e per la popolazione di quel comune.

    La via pi� agevole e pi� diretta per recarsi a Lungro e precisamente alla salina, che � incirca quaranta minuti lontana e pi� in basso del paese, in riva al torrente Cozzo, sarebbe la carrozzabile per Firmo, che mette capo alla stazione di Spezzano Albanese. Ma questa via � la meno opportuna per riconoscere le condizioni geologiche della formazione salifera. Infatti decorre quasi sempre pei suoi diciotto chilometri di lunghezza attraverso il terreno pliocenico, costituito alla base di molasse con arenarie a Vola jacobaea, ed a Schizaster, pi� sopra di sabbie e di conglomerati; oppure passa per alluvioni posglaciali dell'Esaro e dei suoi confluenti. Per la qual cosa, onde meglio intendere i rapporti tectonici del deposito in discorso, conviene piuttosto partire da Castrovillari, seguire la via carrozzabile di Firmo sino poco oltre a S. Basile, poi avviarsi sotto Saracena e giungere a Lungro per sentieri pi� o meno praticabili: attraversando cos� le vallicole che confluiscono nei torrenti Tiro e Garga. Se si tien d'occhio la catena dei monti calcari, che si svolge a destra di questo cammino con alpestre movenza, staccandosi dalle falde della Dirupata (14O4m), si pu� ammirare sotto a Saracena una bellissima gola, attraversata dal Garga e si trova l'aspetto del paese incantevole e svariato. Ma il mantenersi a lungo in questa contemplazione

(*) Estratto dal Vol. V� -Serie 3a -Classe di scienze fisiche ecc.

 

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non � molto facile; poich� abbandonata che si abbia la via carrozzabile e specialmente quando si attraversano le accennate vallicole, l'attenzione cade piuttosto sullo squallore del terreno che si percorre. Esso richiama, sebbene con qualche differenza, la conformazione assai nota delle argille scagliose o galestrine; colle stesse frane, colle stesse chiazze variegate, cogli stessi frammenti insieme confusi di interstrati calcareo- marnosi od arenacei; cogli stessi cristallini di gesso qua e col� scintillanti al sole ; con quel terreno riarso, in mezzo a tanto rovinio dovuto allo scorrere delle acque torrenziali, tanto attive quanto temporanee.

    A differenza dei galestri, quelle argille hanno una scistosit� pi� marcata; sono a volta talcose, pi� spesso micacee; si alternano con calcari e con arenarie ricche di vene di quarzo. Gli interstrati sono del pari di un calcare piuttosto siliceo che marnoso e sono talvolta rivestiti di una vernice talcosa, diversa all'aspetto da quella notissima spalmatura di sostanza serpentinosa, che si avverte sui frammenti degli interstrati di alberese, travolti nelle frane del galestro. In complesso queste filladi argillose, di color plumbeo, erodibilissime, straordinariamente contorte, non differiscono gran fatto dagli scisti tongriani della Liguria e dell'alto Apennino pavese e piacentino. Specialmente sotto Saracena, ebbi campo di confermare l'asserzione del Pilla, allorquando dice (1) che la fillade passa per gradi ad un calcare, prima marnoso poi pi� puro; sebbene io non accetti ad occhi chiusi la determinazione di giurese-Iiassico, che il medesimo autore ed il Tchihatschoff (2) hanno proposta pel calcare accennato.

    Il sig. prof. Domenico Lovisato, nella prima parte d'uno scritto che spero sar� continuato, nel Bullettino del r. Comitato geologico, parla di affioramenti di scisti paleozoici, argillo-micacei, rinvenuti lungo questa via. Io ho bens� rimarcato degli scisti analoghi a quelli che pi� a sud, nella medesima catena litorale, ricoprono la profonda formazione serpentinosa; ma per non aver riscontrata alcun'altra roccia del gruppo protozoico, e fatto avvertito per anteriori escursioni nell'Apennino settentrionale dell'aspetto proteiforme degli scisti eocenici, non mi azzarderei a seguire l'opinione del mio collega.

    Il fatto si � che poco prima di Saracena e quindi in pi� siti verso Lungro ho osservato e raccolto negli straterelli calcari, alternati colle filladi, delle evidentissime nummuliti, spettanti per lo pi� a specie piccole; siccome � il caso dei banchi di tali radiolari, che si rinvengono a pi� livelli superiormente al massimo sviluppo dei calcari nummulitici del Friuli orientale e dell'Istria. Parmi di aver accertata la presenza delle specie seguenti:

    Nummulites scabra Lamk., biaritziana d'Arch., Ramondi d'Arch., complanata Lamk., variolaria Schloth., spissa Defrance., mamilla d'Orb.; ma la loro precisa determinazione esiger� ulteriori e pi� minute diagnosi.

    Che si tratti di un piano eocenico ed a preferenza dell'eocene superiore, per� non ho alcun dubbio. Questo fatto rimane anche nel caso (che ritengo non molto probabile) che in questa regione argilloscistosa, eocenica, affiorino degli scisti paleozoici o protozoici.

(l) L. Pilla, Trattato di geologia (1851 vol. II.  p. 181).

(2) P. de Tchihatschoff., Coup d'oeil sur la constitution geologique des provinces meridionales du Royaume de Naples. Berlin 1862.

   

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  Mentre la fisonomia litologica degli alberesi � alterata per pi� scuro colorito e per una generale infiltrazione di silice, avvenuta in un calcare a pasta molto uniforme; le arenarie quarzose, passanti tal volta a minute puddinghe, hanno il pi� caratteristico aspetto del Flysch alpino. Pur esse abbondano di quarzo, talora in belle geodi ed in venule cristalline; oppure hanno spalmature di ossido di manganese; ma sappiamo come tali accidentalit� sieno comuni nella formazione eocenica dell'Apennino toscano ed umbro. Anche nel caso che sia questa medesima formazione che presso S. Donato di Ninca contiene del cinabro, non mancano esempi anche nell'Eocene della Toscana, del Friuli e dell'alta Valle dell'Isonzo, di cinabro e di mercurio nativo, contenuto in terreni di quest'epoca.

    Epper�, tanto la presenza delle nummuliti, come il generale aspetto delle rocce e la stessa loro conformazione superficiale mi confemano nel ritenere dell'eocene superiore la formazione argillo-scistosa di Lungro, Saracena e dintorni di Castrovillari.

    Mi affretto a soggiungere che con tale riferimento sono ben lontano dall'affermare indirettamente che tutta la massa calcare iustaposta al terreno argillo-scistoso ed arenaceo appartenga in parte al nummulitico propriamente detto e pel resto esclusiva. mente alla formazione cretacea.

    La determinazione dell'epoca di quei calcari, sia nel gruppo del Pollino come nella catena litorale e negli staccati lembi del M. Cocuzzo (1542m), del M. delle Fratte e del M. S.a Lucerna (1238), � tutto lavoro da riserbarsi ai futuri geologi, che si sobbarcheranno al non lieve compito d 'un dettagliato rilievo di quella contrada. Voglio soltanto porre fuori di dubbio come un fatto acquisito che la zona pi� orientale di questa massa calcare, presso alla accennata alternanza degli argilloscisti coi calcari nummulitici, appartiene pur essa all'eocene. N� quivi soltanto; ma altres� alle falde del monte Pollino (2248m), dove rinvenni insieme al calcare azzurrognolo, bianco-venato di Castrovillari, dei calcari brecciati con copiosissime nummuliti; a brevissima distanza di altri calcari, i quali per vero contenevano delle forme non molto dissimili dalle alghe clorospore (Gyroporelle) del trias alpino e dalle affini Haplorellae e Dactyloporae dell'eocene di Francia (1). La massa calcare di quei monti � potentissima e certamente, per quanto le singole formazioni siano contorte, comprende terreni di pi� epoche; forse anche del trias. Ma alla sua analisi devesi procedere cautamente, passo passo e senza troppa fidanza in qualche impronta od in qualche fossile isolato. Nel campo delle induzioni, l'ipotesi del sig. De Giorgi che il calcare del M. Cocuzzo appartenga al titoniano (2) non � da porsi in dimenticanza e si potrebbe ad essa accompagnare l'idea, che io mi sarei ora formata, che in gran parte quei calcari rappresentino il neo-comiano e precisamente il calcare rupestre dell'Apennino centrale; rimanendo poi amplissimo margine per collocarvi orizzonti pi� o meno antichi. Il meglio che si possa fare al presente consiste, a parer mio, nel sospendere in proposito a questi calcari ogni giudizio; almeno sino a quando il sig. Lovisato avr� pubblicato le sue osservazioni su quella contrada, da lui ripetutamente percorsa.

Se rimane fisso, come non dubito, l'orizzonte eocenico-superiore per la formazione

(l) Munier-Chalmas, Comptes rendus de l'Academie des Sciences de Paris 1877 ; Schimper und Zittel, Handbuch der Palaeontologie II. E. la Liefer, p, 35.

(2) Cosimo De Giorgi, Note geologiche sulla Basilicata. Lecce 1879 p. 131.

 

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argillo-scistosa, viene determinata l'epoca della Salina di Lungro. Imperocch� il deposito di salgemma, descritto dal Pilla, appartiene alla detta formazione per essere con essa constratificato, presso ed al di sopra dell'alternanza cogli ultimi strati nummulitici, ed al di sotto del progressivo sviluppo delle arenarie e delle puddinghe quarzose a minuti elementi, sempre alternate con rocce del tipo galestrino. L'ammasso di sale non ha nulla di comune colle formazioni plioceniche, le quali si spingono da Firmo sino a poca distanza dalla miniera; anzi, come bene osserva il Pilla, formano cappello alla fillade che comprende il deposito salino. Neppure si pu� questo riferire alle marne fogliettate, giallognole, che presentano dei pesci presso Altomonte e che facilmente appartengono al messiniano; al pari delle rocce analoghe, che ricoprono la serie miocenica presso Mendicino, nei dintorni di Cosenza. Il banco o dir� meglio il grande fascio di salgemma di Lungro � coinvolto, constratificato, sollevato e contorto colle argille scistose dell' eocene superiore.

    Questa mia asserzione di scorda da quanto hanno pensato, sebbene dubitativamente, il Pilla ed il Tchihatschoff. Poich� il nostro geologo propende a ritenere il deposito di Lungro come coevo colle gomfoliti plioceniche, le quali ricoprono la fillade; imaginandolo, non so come incuneato in questa. Ed il geologo russo, sebbene colla scorta di un dubbioso rinvenimento di Ostrea ftabellula Lamk. riferisca quei terreni argillo-arenacei all'epoca del bacino di Parigi, riporta poi la formazione salina al gr�s vert.; per� ritenendola contemporanea a quella di Cardonna, nella Catalogna, cui ulteriori studi hanno dimostrato appartenere all'epoca eocenica. Forse questa seconda idea non � in fondo molto diversa da quella che io sostengo; dovendosi interpretare nel senso che poteva avere quasi quarant'anni fa, quando la massima parte delle arenarie e degli scisti appenninici veniva riportata all 'epoca cretacea; in quella guisa ,stessa che si riportavano al giura le masse calcari della medesima catena. L'opinione per� del Pilla non pu� essere vinta da una semplica affermazione. Epper� accingiamoci a brevemente esaminare, colla scorta del medesimo autore e coi risultati di ulteriori osservazioni, la reale condizione stratigrafica del deposito di salgemma, nelle varie sue parti e nelle sue relazioni colla formazione argillo-arenacea, della quale sembrami posto fuori di questione l'orizzonte geologico.

    La descrizione, che d� il Pilla nella breve nota a pag. 181 del secondo volume del suo trattato, � cos� succinta ed esatta ad un tempo che io non posso a meno di qui riprodurla.

    � La salina di Lungro essendo al tutto sconosciuta, e pareggiando in grandezza le pi� famose saline del globo, stimo utile cosa di darne qui una succinta notizia, la quale estraggo dalle note scritte in un mio viaggio in Calabria.

    � Il salgemma di quel paese forma un enorme ammassamento, nel quale allorquando lo esaminai nel 1835 erano aperte ampie ma disordinate gallerie, disposte in quattro piani. Nel pi� basso di questi si scendeva per 1200 scalini intagliati tutti nel sale, senza che si toccasse il termine inferiore del deposito. Il quale perci� � fatto interamente di una massa di sale ora bianco e purissimo, ora bigio e men puro, non interrotto da sostanza di altra natura (1) non da argilla, non da gesso;  per modo

(l) Il carattere corsivo di questo inciso � l'unico neo di questa bella Nota del nostro geologo, il quale forse non si sar�. imbattuto ad esaminare le gallerie presso ai margini del deposito.

 

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che messo una volta il piede nel deposito salino non si vedea altra cosa che sale infino al punto pi� basso della miniera. Quanto alla sua giacitura ecco quello che osservai. I monti dintorno sono composti di fillade, che passa ad altri scisti cristallini. Sopra questi scisti e quasi come cappello son posti brani di calcare secondario, diramazioni interrotte del prossimo Apennino di Castrovillari. La fillade � ancora ricoperta verso i punti pi� bassi dalla gomfolite subapennina, la quale riempie gran parte della prossima valle di Cosenza. Il deposito salino � come incassato nella fillade ed ha per coperchio un grosso cappello di gomfolite. Il perch� sembra si possa riferire a quest'ultima formazione. Ma questo mio avviso merita di essere verificato, tanto pi� che gli altri accumuli di salgemma in Italia si devono riferire a periodi pi� antichi �.

    Altri particolari, che ponno servire a modificare qualche parte di questa descrizione e dei quali ho potuto constatare la realt�, trovansi nella bella monografia delle Saline del regno d 'Italia, pubblicata dalla divisione generale delle Gabelle, per cura del sig. comm. Luigi Rennati. Si afferma quivi che gli strati di sale, specialmente nella parte superiore del deposito, sono alternati con strati paralleli di argille salate e di marne: che gli strati sono inclinati di 45� (verso nord-est) nella parte superiore ed assai pi� prossimi alla verticale nella parte pi� profonda; che il campo coltivato � di circa 100 metri di larghezza per 300 di lunghezza, con sezione irregolarmente elittica; quasi una grande lente, constratificata colle argille; che gli scavi infine si sprofondano 220 metri, senza che vi sia indizio di diminuzione del minerale.

    Si afferma d'altronde esser quel sale senza confronto il migliore che sia somministrato dalle saline del regno, per la purezza, pel sapore e per la sua bianchezza quando � rivolto in polvere; il che � anche dimostrato dalla seguente analisi, dovuta al chiarissimo sig. prof. Rechi.

Acqua  . . . . . . . . . . . . . . . . 0,021

Materie insolubili  . . . . . . . . 0,044

Solfato di soda   . . . . . . . . . 0,140

Solfato di calce  . . . . . . . . . 0,006

Cloruro di calcio  . . . . . . . . 0,015

Cloruro di magnesio . . . . . . 0,005

Cloruro di sodio . . . . . . . . . 9,769

                                         10,000

    La produzione attuale della salina � di 60,000 quintali, al costo di L.2,90 al quintale; per�, anche nella presente condizione dei lavori, potrebbe toccare i 400,000 quintali, qualora non fosse limitata al consumo nelle sole provincie calabresi. Le scale e le gallerie sono ampie e ben costrutte; quasi letteralmente asciutte in ogni stagione dell'anno. I lavori rimontano ad epoca antichissima. Esistono documenti i quali provano che nel secolo dodicesimo questa salina era di propriet� dei conti di Bragalla, signori di Altomonte. Pass� in propriet� del Demanio sotto il Regno di Murat e datano d'allora i lavori abbastanza regolari, che tuttora si osservano. La salina � poi perfettamente asciutta, per essere il deposito coinvolto nell'argilla e quasi privo di sali effiorescenti.

    Io osservai assai frequentemente la zonatura del salgemma; per interstrati argillosi e per impurit�, che ne alteravano la tinta; e queste zone, contorte nel modo pi� mirabile, si dispiegano sulle pareti delle gallerie. Vi � una variet� di salgemma perfettamente diafana, a clivaggio cubico, la quale � esclusiva ai margini del deposito

 

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e delle sue digitazioni nella fillade. Alcuni vorrebbero ritenere questa variet� come una prova di una fusione subita dal salgemma (1). lo per�, senza escludere che un certo quale aumento di temperatura abbia influenzata la formazione intera anche solo per i disturbi meccanici, causati dal sollevamento, non vorr� spingere questo aumento sino al punto di fusione del sale, il quale sappiamo essere a 776�.

    Ove l'alternanza delle argille salate non fosse prova sufficiente dell'origine sedimentare del sale di Lungro, come di tutte le saline conosciute, lo proverebbe una interessante osservazione, che ho potuto stabilire sopra un campione rossigno di questo sale; osservazione che mi fu suggerita dall'aver letto nel Corso di geologia dell'illustre mio maestro, l'abate Antonio Stoppani, come nel sale di Cardonna i sig. De Serres e Iolly avessero scoperto degli avanzi di infusori.

    Sciolto nell 'acqua pura un piccolo pezzo del detto sale ed esaminato il deposito con un ingrandimento di 700 diametri, rimarcai abbondanti vestigia organiche, di cui presi il disegno e confrontai le forme con talune viventi; aiutato in questo dall'egregio mio collega ed amico, il prof. Leopoldo Maggi. Abbondantissime erano le verghette silicee di Synedra analoghe alla Syn. tenuis di Kutzing o Syn. acus di Ehremberg. Meno frequenti ma ancora abbastanza comuni a tutte le prove si presentarono dei cilindretti a sezione distintamente a doppio contorno, con granulazioni giallo-aranciate, riferibili al genere Melosira; del quale genere una specie, la M. Salina, trovasi comunissima nelle acque salse delle lagune. Altre forme, irregolarmente triquetre e con rialzo piramidale al centro, richiamavano il genere Surirella, tuttora comune anche nelle acque dolci. Finalmente erano frequenti delle masse di un bellissimo colore azzurro endaco, le quali con tutta probabilit� avranno fatto parte di qualche altra diatomeacea o di semplicissimi protozoi. Il campione in parte disciolto erami stato inviato tre anni or sono dal sig. Lovisato e molto deplorai che per non averlo esaminato prima della mia quasi improvvisa escursione nella Calabria, non abbia pensato di raccogliere o di farmi spedire pi� abbondante materiale per continuare ora le interessanti osservazioni in argomento.

    Assoggettai anche all'esame microscopico l'argilla salata, che comprende frequentemente delle amigdale di gesso terroso; ma non rinvenni che granulazioni organiche, senza forma specifica.

    Di molluschi non vidi traccia, cos� nelle argille salate come nella fillade circostante al deposito; per la mancanza di fossili che la formazione generalmente presenta in tutto il sistema apenninico, non do molto peso al rinvenimento dell'Ostrea dubitativamente determinata dal geologo russo. E ci� a tanto maggior diritto perch� questo genere abbonda assai nelle rocce plioceniche poco lontane dalla salina e presenta forme specifiche assai varie e di assai difficile determinazione, sopra un solo esemplare.

    In quanto alla composizione del sale osservo che esso non molto diversifica da

(l) Fra coloro che hanno pensato alla origine endogene di questo deposito salino citer� il Montagna (Generazione della Terra p. 148-49 Torino 1864) e colgo questa occasione per ricordare i molti fossili calabresi e specialmente dei monti calcari di Castrovillari, che l'autore denomina e figura. Sono la pi� parte nerinee, con qualche cefalopodo, di specie non molto definite; ritenute le indicazioni esatte, sono ad ogni modo di buon augurio per chi si porr� ad uno studio stratigrafico di quelle regioni..

 

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quello di Volterra, spettante ad un piano geologico pi� recente. Riporto in calce questa analisi per osservare come nel sale di Lungro, oltre alla tenue quantit� di gesso, si avveri un minore contenuto di cloruro di magnesio; uno dei sali, che per esser pi� solubile abbondano nelle regioni superiori dei depositi salini (1).

    Per la qual cosa si potrebbe supporre che il deposito attuale di Lungro non rappresenti che la porzione pi� profonda di un pi� ampio ammasso, abraso in alto durante uno dei periodi continentali anteriori al pliocenico.

    L'accennata profondit� di 220m degli scavi sino al presente praticati, stante la posizione assai inclinata dei banchi di sale, non pu� dare se non indirettamente e con molta incertezza lo spessore del deposito; n� meglio servirebbero le altre misure della sua sezione orizzontale. Fosse pure soltanto di un centinaio di metri, siccome gli interstrati per quanto potenti non rappresentano che una piccola parte dell'ammasso salino, cos� rimarr� sempre questo di Lungro uno dei pi� grandiosi giacimenti salini dell'Europa.

    Il gesso, oltre che le accennate piccole mandorle nell'argilla salata, forma dei pi� grandiosi depositi appena a nord-ovest della bocca della miniera. � difficile il rilevare le condizioni stratigrafiche di questi banchi di gesso, per le straordinarie curvature e per lo stato di superficiale sfacelo che mostra la localit�, specialmente nella valle. Per� � probabile che appartenga al letto della formazione salifera; stantech� la successione generale dal basso all'alto, a mio avviso, � da nord a sud. Anche questo gesso � terroso o granuloso; non saccaroide e tanto meno speculare come quello dell'Apennino settentrionale. Non saprei ascrivere questo piano gessifero e quello quasi coevo dei cristallini selenitici, sparsi nelle argille di Saracena, all'orizzonte parimenti gessifero di Cerenzia, alle falde meridionali della Sila, del quale parla incidentalmente il professore Lovisato nello scritto suaccennato.

    Avrei finito e le cose qui esposte sarebbero semplicissime, se non mi rimanesse a combattere una obbiezione, la quale assai naturalmente emerge dal fatto non sfuggito al nostro Pilla, che a Lungro, a Saracena, a Castrovillari (e forse anche nelle vicinanze di S. Donato di Ninca, S. Marco e Mongrassano) il calcare, neocomiano o giurese che sia, riposa sulla fillade argillo-micacea e sulle arenarie con questa alternate; e per conseguenza sulle brecce nummulitiche e sugli interstrati cogli stessi fossili, che io ho trovato abbastanza comuni nei dintorni di Castrovillari sino a Lungro. Ed a questo proposito io mi limiter� a ricordare come per non aver voluto ammettere un rovesciamento analogo a quello che qui risulta dei caratteri paleontologici e dalle analogie litologiche le pi� evidenti, il Morlot aveva disconosciuta la reale inferiorit� strati grafica dei calcari nummulitici e dei sottoposti calcari cretacei dell'Istria e dei dintorni di Trieste, in confronto del tassello, non molto diverso dalla fillade in discorso; il quale errore, prima assai che dallo Stache e da me, fu rilevato e corretto

(l) La composizione del sale di Volterra, sempre secondo le analisi del sig. Bechi � la seguente:

Acqua  . . . . . . . . . . . . . . . . .  0,025

Materie insolubili  . . . . . . . . 0,002

Solfato di soda   . . . . . . . . . 0,149

Cloruro di magnesio . . . . . . 0,039

Cloruro di sodio . . . . . . . . . 9,785

                                               10,000

 

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dai sig. Chiozza e Cornalia. N� trascuro di osservare che. un tale rovesciamento delle serie argillo-scistosa ed arenacea, al contatto col calcare eocenico e quindi mesozoico della catena littorale, � in parte dimostrato in fatto dalla maggiore inclinazione nella parte pi� profonda della salina, quale risulta anche dalla su accennata Monografia; per modo che approfondendosi gli scavi � da sospettare che la inclinazione si faccia a sud-ovest; accennando alla sinclinale, che a mio avviso appoggia l'altra gamba alle falde della Sila ed in parte anche affiora colla tuttora problematica formazione calcareo-scistosa di Spezzano-Albanese, Terranuova di Sibari e Chiusa di Tarsia. Formazione questa, che certo non vorremo noi continuare a riconoscere come giurese per averla in tal modo definita il Tchihatschoff quarant'anni or sono e per avervi il sig. Rath rinvenuto qualche entroco di crinoide, nella sua rapida escursione nella Calabria del 1869. Poich� la presenza delle nummuliti ci d� un prezioso indizio cronologico, io penso che con tutta sicurezza si possa ad esso prestar fede; attendendo poi che altre osservazioni possano meglio definire i precisi rapporti tectonici, sempre pi� complicati e pi� difficili a rilevarsi di quanto lo possa dimostrare una carta geologica ad uno spaccato. Spero che non andranno perdute le osservazioni che il mio egregio amico e collega prof. Lovisato ha fatto indubbiamente anche in questa porzione della Calabria e sar� lieto se potranno eziandio in proposito alla Salina di Lungro arricchire la geologia italiana in misura molto pi� abbondante di quanto io abbia potuto fare con una rapidissima escursione.

    Termino col ricordare, insieme al deposito salino, la popolazione del comune di Lungro, della quale una buona parte, cio� circa 400 uomini, lavora nella miniera. I pi�, instancabili e pazienti come formiche, salgono e scendono in doppia corrente quel migliaio e mezzo di gradini, nudi, trafelati, ansanti ; e salgono portando sul dorso almeno quaranta chilogrammi di sale. Altri con grande abilit�, profittando di un cotal clivaggio marcatissimo della roccia, ne sfaldano dei grossi parallelepipedi, che con grande rumore cadono sul suolo delle ampie camere di escavo, si rompono in pezzi minori e danno poi da fare alla categoria dei cernitori. Il materiale meno puro, che per� contiene sempre almeno quattro quinti di sale viene gettato negli sterri e disperso da un rivoletto presso la bocca della miniera. All'estremit� di un pozzo vidi un argano, ma non funzionava. Il trasporto a spalle � pi� economico, e quella gente non guadagna pi� di una lira al giorno.

    Trattandosi di sale, cio� di una materia che per quanto necessaria non potrebbe esser pagata oltre una certa misura assai limitata anche nel caso che non costituisse una privativa del governo; e pi� ancora trattandosi di un' impresa mineraria tutt'altro che trascurata dai tecnici, che hanno approntato progetti di lavori, di pozzi, di gallerie e di strade, io non vorr� certamente n� muovere alcun lamento n� fare veruna proposta. Al naturalista torn� assai consolante quel bel saggio del carattere calabrese, che d� il popolo di Lungro; n� fu quella la sola occasione, in cui mi persuasi che nessuna popolazione meglio di quei montanari potr� dimostrare col tempo la fallacia di un proverbio, che alla bellezza della natura pone in desolante contrasto la tristizia della gente.