Giuseppe Garibaldi 

(Nizza 4 luglio 1807 - Caprera 2 giugno 1882)

 

   

Fu una delle figure più rappresentative del Risorgimento Italiano. Le sue imprese diedero un contributo notevole alla realizzazione dell'unità e dell'indipendenza nazionale.

        All'età di 26 anni, nel 1833, aderì alla "Giovine Italia", la società segreta  fondata da Giuseppe Mazzini con l'intento di  realizzare l'unità politica dell'Italia e renderla libera. indipendente e repubblicana.

        L'anno successivo, dopo il fallimento dei moti mazziniani, venne condannato a morte, in contumacia in quanto si era rifugiato in Francia,  dai piemontesi.

        Nel 1835 si imbarcò, come comandante, su un vascello diretto in Brasile. Lì partecipò all'insurrezione repubblicana nella provincia del Rio Grande. I repubblicani furono sconfitti e Garibaldi dovette rifugiarsi a Montevideo. Qui sposò Anna Maria Ribeiro, meglio conosciuta come Anita. Anche in Uruguai partecipò alla guerra civile al comando di un battaglione di italiani.

        I moti rivoluzionari che stavano caratterizzando l'Italia in quel periodo, lo fecero ritornare in patria, nel 1848, con altri 84 italiani. Corse subito il Lombardia in aiuto delle truppe piemontesi che stavano avendo la peggio. (1^ Guerra d'indipendenza).

Nel febbraio del 1849 si recò a Roma per partecipare alla fondazione della Repubblica Romana, di cui fu eletto deputato alla costituente. In giugno combatté contro i francesi, alleati di Pio IX, resistendo per un mese. Purtroppo i repubblicani dovettero cedere alla preponderanza delle forze nemiche e  il 2l Luglio abbandonò Roma e,  passando per vie pericolosissime lungo le quali perde molti compagni fedeli, tra cui la moglie Anita, raggiunse il territorio del Regno di Sardegna.

        Nel 1854 si stabilì a Caprera, mantenendo comunque i rapporti  con gli altri patrioti italiani.

        Nel 1858 Cavour gli affidò la formazione di un corpo di volontari, i Cacciatori delle Alpi. L'anno successivo, durante la seconda guerra d'indipendenza, con i suoi 1.500 Cacciatori sconfisse gli austriaci a Varese e San Fermo, liberando poi Como, Bergamo e Brescia. Le sue operazioni furono interrotte dall''armistizio di Villafranca 
        Nel 1860, scoppiata l'insurrezione a Palermo, sbarcò a Marsala con Mille uomini; vinse numerose battaglie: a Catalifimi, a Palermo, a Milazzo.
I1 19 agosto sbarcò in Calabria. Conquistò Reggio, Cosenza e Salerno. Il 7 settembre entrò a Napoli, abbandonata dal re Francesco I, ed infine sconfisse definitivamente i borbonici sul Volturno il 2 ottobre.
        A Teano, Garibaldi offrì a Vittorio Emanuele II il regno conquistato e tornò a Caprera.  Garibaldi fu eletto deputato al primo Parlamento nazionale.
        Ritentò l'impresa dei Mille per la conquista di Roma, ma sull'Aspromonte fu bloccato dall'esercito regio e arrestato. Liberato in seguito ad una amnistia, trascorse alcuni anni a Caprera.
        Nel 1866 partecipò alla terza guerra d'indipendenza sconfiggendo gli austriaci a Bezzecca (21 luglio).
Però, dietro ordine dei Piemontesi, al cui dispaccio rispose con quel famoso "Obbedisco", dovette abbandonare il campo.

        Nel 1867 entrò a Roma con 9000 volontari e a Mentana, trovatosi di fronte le truppe francesi, dovette ritirarsi. Arrestato fu condotto a Caprera. La liberazione di Roma avvenne nel 1870, ma senza le Camicie Rosse.
        Dopo la sconfitta francese si dedicò alla vita politica.

        Morì a Caprera il 2 giugno 1882.