Camillo BENSO   Conte di Cavour

 

        Nacque a Torino il 10 agosto 1810. Secondogenito del marchese Michele e della ginevrina Adele di Sellon, fu avviato alla carriera militare, ma nel 1831 prese la decisione di abbandonare l'esercito, nel quale peraltro non era ben visto a causa delle sue idee liberali.

        Viaggiò per quattro anni in Europa e studiò con particolare attenzione gli effetti della rivoluzione industriale.

        Nel 1835 rientrò in Piemonte e si occupò prevalentemente di agricoltura, ma anche di economia e della diffusione di scuole e asili.

        Iniziò la sua attività politica negli ultimi anni del regno di Carlo Alberto con la fondazione, nel dicembre 1847, del quotidiano "Il Risorgimento".

        Nel 1850 entrò a far parte nel di Massimo d'Azeglio come ministro dell'Agricoltura. Successivamente venene nominato prima ministro delle Finanze e poi, da Vittorio Emanuele II, presidente del Consiglio il 4 novembre 1852. Con tale carica si adoperò per adottare misure per lo sviluppo economico del Piemonte e per la costruzione di una rete ferroviaria.
        Il consolidamento politico, economico e militare, spinse Cavour verso un'audace politica estera, capace di far uscire il Piemonte dall'isolamento. Nel 1854 deliberò la partecipazione dell'esercito sardo alla guerra di Crimea.

        Il successivo congresso di pace, svoltosi a Parigi nel 1856, consentì di ottenere l'attenzione di Francia e  Gran Bretagna alla questione nazionale italiana. Il 21 luglio 1858 incontrò Napoleone III a Plombières dove vennero gettate le basi di un'alleanza contro l'Austria. L'accordo raggiunto a Plombières prevedeva l'intervento militare francese in appoggio al Piemonte, nel caso l'Austria avesse dichiarato guerra al regno sabaudo, e reciproche acquisizioni territoriali nella penisola.

        Cavour  attuò una serie di iniziative che portarono l'Austria a dichiarare guerra. Il 23 aprile 1859, gli austriaci  intimarono il disarmo immediato al Piemonte, pena la guerra. Cavour trasse pretesto dall'ultimatum austriaco per intensificare i preparativi militari, ai quali partecipavano anche truppe di volontari agli ordini di Garibaldi, i Cacciatori delle Alpi.

        Il 26 aprile 1859  rispose negativamente all'ultimatum, determinando lo scoppio della seconda guerra d'indipendenza.

        Dopo una prima fase non favorevole, le forze militari franco-piemontesi sconfissero gli austriaci a Magenta, Solferino e San Martino e cinsero d'assedio Peschiera. Napoleone III, però,  temendo la creazione di uno Stato Italiano unitario troppo forte,  decise di ritirarsi dal conflitto e aprire i negoziati con Francesco Giuseppe per un armistizio. Ciò provocò la reazione di Cavour, che si dimise da presidente del Consiglio.

        L'armistizio venne firmato a Villafranca l'11 luglio e il trattato definitivo a Zurigo il 10 novembre. In base all'accordo la Lombardia veniva ceduta alla Francia che poi l'avrebbe consegnata al Piemonte.

        Poco tempo dopo la Toscana e l'Emilia, attraverso dei plebisciti, decisero di unirsi al Piemonte.

        Nel gennaio del 1860 ritornò alla presidenza del Consiglio e favorì la spedizione dei Mille di Garibaldi.

        Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia e Cavour ne fu il primo presidente del Consiglio.

        Cesso di vivere a Torino il 6 giugno 1861.