Gabriele Frega

(1822 – 1894) 

 

Molti sono stati i personaggi di spicco nella nostra comunità arbëreshe che si sono distinti nel periodo del risorgimento.

Però solo di pochi si conoscono vita e miracoli. Degli altri, dei più, si sa poco o niente. Della loro vita esemplare, della loro operosità per il bene comune, rimangono solo vecchie carte ingiallite e impolverate dal tempo.

Uno di questi personaggi è Gabriele Frega di Lungro. Di lui, forse, si ricorderanno gli studiosi di storia albanese perché è stato menzionato dall'On. Mario Assenato nel corso di un suo intervento nel convegno di Studi Albanesi tenutosi a Bari il 9 e 10 aprile 1960, in occasione del centenario dell'Unità d'Italia (1). L'On. Assenato, allora, presentò una sua scoperta presso il Museo storico di Bari di un documento contenente «l'appello di Lungro al dittatore Giuseppe Garibaldi» a firma di Gabriele Frega.

Fu in questo modo che, allora, chi scrive si ricordò che tra antiche carte e fascicoli della biblioteca di famiglia si trovava l’originale originale di quel manifesto e con esso tutto il carteggio di Gabriele Frega: il suo fascicolo personale, manoscritti di conferenze, appunti sparsi, opuscoli, giornali dell'epoca.

Di questo ritrovamento ne riferii al vecchio Dr. Angelo Stratigò, figlio del poeta soldato Vincenzo, col quale spesso e volentieri passavamo interi pomeriggi a parlare delle imprese degli arbëreshë e di suo padre in particolare nel risorgimento.

Della figura di Gabriele Frega, oggi vent’anni dopo il congresso di Bari, desidero parlarne al fine anche di contribuire ad aggiungere una tessera al complesso ma ancora incompiuto mosaico della storia degli albanesi d'Italia in quel particolare periodo.

E’ la biografia di un magistrato che nel suo campo si è contraddistinto ed il cui valore ha varcato i confini regionali. Non è stato un uomo d’armi, ma alla sua maniera contribuì alla lotta contro la tirannide.

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Nacque a Lungro il 16 gennaio del 1822, celibe, visse in famiglia con la genitrice superstite, Irene Pace, e due fratelli. Suo padre, Saverio Frega, ebbe da Irene ben dieci figli. Dal 1820 al 1848 la sua famiglia subì diverse sventure in seguito alle vicende politiche del reame borbonico.

Compì i primi studi nel collegio italo-albanese di S. Adriano in  San  Demetrio  Corone.    Poi  si  trasferì  a  Napoli  dove  frequentò gli studi legali, fìlosofia e scienze esatte con i professori Luigi Palmieri, Barone Galluppi e Roberto Savarese. Nel 1846 all'Università partenopea conseguì la laurea in legge e subito iniziò a praticare lo studio legale dell'avv. Giuseppe Pica. Due anni dopo partecipò al concorso per esami di capo d'ufficio al Parlamento Napolitano, dove meritò l'elogio della commissione. Per sedici anni avvocò nel foro penale e civile e contemporaneamente insegnò diritto positivo e diritto romano secondo il nuovo metodo razionale dei Giureconsulti Alemanni.

Nel 1860, anno dell'unità d'Italia, fu nominato Consigliere al Sotto Governo di Castrovillari dove prestò servizio alla causa nazionale senza percepire alcuno stipendio. Nel 1861 assunse la carica di Vice Presidente dell'Associazione Nazionale degli Scienziati Letterati ed Artisti con sede in Napoli. Il  1 ottobre di quell'anno fu componente della commissione Finanze di quell'Associazione assieme a Stanislao De Vernois e Vincenzo Marinelli.

Il 6 aprile del 1862 venne costituita la novella Magistratura delle Province Napolitane e su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Urbano Rattazzi, Vittorio Emanuele con proprio decreto nominò Gabriele Frega Sostituto Procuratore del Re con destinazione Catanzaro. Entrò in servizio il I. maggio dello stesso anno.

Ebbe così inizio la carriera in magistratura che diede al Frega soddisfazioni e prestigio. Tra i suoi appunti, oggi leggiamo, che egli predilesse il ruolo e la funzione del Pubblico Minìstero per amore all'arte oratoria e alla dialettica, caratteristiche queste essenziali per la professione dell'avvocatura.

Il Frega, quindi, con decreto del 5 ottobre 1867 venne trasferito a Palmi ed il 14 agosto 1869 a Reggio Calabria; con la promozione alla qualifica di Reggente la Procura del Re il 5 giugno del 1871 raggiunse Nicastro, dove con decreto del 27 dicembre dello stesso anno venne nominato Procuratore del Re. Sempre con decreto del 1 febbraio del 1874 venne destinato in Cosenza. Due anni dopo, l'8 giugno del 1876, Gabriele Frega, raggiunse la più alta carica nella Magistratura calabrese quella di Sostituto Procuratore Generale del Re presso la Corte di Appello di Catanzaro.

Dopo cinque anni, la sua salute non buona lo costrinse a mettersi in aspettativa e con decreto del 2 dicembre 1883 venne collocato a riposo a sua domanda. Si interruppe così la sua brillante carriera che avrebbe potuto portarlo ben più in alto. Mori in Lungro  nel  1894.   Numerosi sono gli attestati  di  benemerenza, i riconoscimenti del lavoro svolto nelle aule di giustizia e gli elogi che il Magistrato Frega raccolse in anni di duro lavoro e enormi sacrifici in un’epoca non certo facile e in una Calabria ancora stravolta dagli eventi storici del '60 (2).

Amministrare la giustizia in zone calde come Palmi, Nicastro e Reggio Calabria presentava allora enormi difficoltà e il Frega fu un degno rappresentante delle leggi del nuovo Stato italiano. Esplicò il suo non facile ruolo di P. M. in importanti processi.

Per esempio, ecco cosa scrisse il Procuratore Generale del Re di Catanzaro il 7 giugno 1876 al Sostituto Gabriele Frega in occasione della ribellione avvenuta in Borgia: «Accolga la S. V. Ill.ma le mie sin-cere congratulazioni per la nuova prova di zelo, d'ingegno e di facondia, da Lei data sostenendo strenuamente l'accusa nella causa a carico di undici accusati di ribellione e di tentato omicidio, testé terminata innanzi alla Corte Ordinaria di Assise di questa città. Il risultato favorevole alle esigenze della giustizia è in gran parte dovuto a Lei non che alla diligenza ed imparziale fermezza di chi presiedeva al dibat-timento. Così poté l'onesto giudizio de' giurati non essere fuorviato».

Nella sua carriera svolse anche altri delicati compiti. Nel luglio del 1862 ebbe l'incarico di ispezionare le carceri centrali di Catanzaro. Nell'occasione redasse un dettagliato rapporto sulle condizioni materiali e morali delle prigioni e dei detenuti ivi reclusi, chiedendo che venissero presi urgenti provvedimenti. Il rapporto venne superiormente approvato.

Il Frega ebbe l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia con decreto del 16 gennaio 1876.

 

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Il Nostro, oltre ad interessarsi dei problemi inerenti la magistratura e l'amministrazione giudiziaria con articoli e conferenze, dedicò gran parte del suo tempo alla vita politica, allo studio della filosofia (3) e della storia. Scrisse e pubblicò le sue ricerche in opuscoli e sui giornali dell’epoca.

Nel 1847 Francesco Masci curò la ristampa del Discorso del Consigliere di Stato Angelo Masci sugli Albanesi del Regno di Napoli (4) con l'aggiunta di un Cenno sugli Albanesi a firma di Gabriele Frega. Con questo suo scritto il Frega richiamava l'attenzione de' filologi d'Europa perché l'Albania prenda nella storia quel posto che le è dovuto.

Nel 1848 pubblicò “I tre Ministeri, Serracapriola, Troya e Cariati” Questo lavoro verrà poi tradotto nelle lingue francese ed inglese (5). E’ una dura requisitoria contro il malgoverno di allora: «... chi volesse poi rimontare alla cagione, e seguir fil filo gli avvenimenti, troverebbe fonte unica e sola de' nostri mali i Ministeri i quali, succedutisi l'un l'altro in breve spazio dì tempo, han fatto continuamente peggiorare la cosa pubblica. Ed infatti qual è la situazione dei Regno? - La più triste che mai  - guerra in Sicilia -guerra nelle Calabrie - guerra nella Capitale. Le altre Province insorte o prossime ad insorgere. L'erario esausto - la truppa spedita in Lombardia sbandata. Il Regno più florido d'Italia inerte e muto spettatore dinanzi ad una guerra d'indipendenza che è tanta vitale per sé e per gli altri Stati della Penisola - La differenza degli animi; il fremito ne' cuori. Io non sò se vi potrebbe essere uno stato più doloroso di questo! ».

Tra i manoscritti facenti parte dell'incartamento di Gabriele Frega, vi sono due che meritano particolare menzione. Il primo è il discorso pronunciato durante i funerali di Don Domenico De Marchis, legato al Frega da vincoli di particolare amicizia. Fu proprio il De Marchis, infatti, che in occasione della morte di Don Raffaele Maida, profondo giureconsulto, filosofo, letterato e poeta, rivolse in versi a Gabriele Frega un invito per sollecitarlo a scrivere l'elogio dell'estinto. E in una nota il De Marchis così scrisse del Frega: “Questo colto legista, ancor giovanetto, arricchiva di svariati articoli di amena letteratura, e Filosofia i giornali I'Omnibus, e il Calabrese, e sopra tutto offrì saggio di robusta intelligenza in un breve cenno critico sul sistema di Hegel, che gli attirò l'ammirazione dei dotti. Poderoso nella poesia, vanta il pregio di abbellire i suoi solidi concetti con forme fantastiche colme di quegli slanci animatori, che il sublime costituiscono di questo angelico linguaggio » (6).

Gabriele Frega rispose all'ìnvito del De Marchis scrivendogli tra l'altro «Il vostro gentile invito fece svegliare in me l'eco fievole di una poesia che io credevo totalmente svanita, e in pari tempo, mi fece nascere il disegno di un poemetto, nel quale io potevo riannodare tutte le rimembranze della mia vita ».

L'altro manoscritto è il discorso pronunciato nel Circolo Nazionale di Lungro. Purtroppo alcuni fogli sì presentano con l'inchiostro del tutto scolorito il che rende poco leggibile il testo. Nell'insieme il Frega espone i fatti salienti di Lungro specialmente della  prima  metà  dell'800.  Espone  gli  scopi  per  cui  erano stati    istituiti    in   molti   comuni   i  Circoli   Nazionali:    « per  la prosperità ed il benessere dei Comuni di tutte le diverse branche dell'attività, dei rapporti scientifici, religiosi, belle arti, commerciali e politici ». Il testo, diviso in capitoli, passa poi a trattare i problemi della istruzione primaria, della istituzione di un teatro, del Collegio ltalo-Greco del quale si chiedeva il suo distaccamento in Lungro («molte ragioni giustificano le nostre pretenzioni, dettate non da egoismo ma da un beneficio comune degli albanesi. Lungro deve considerarsi come la metropoli delle colonie ». Per il Frega il Collegio « è la più bella grazia nazionale degli albanesi »), del commercio, dei miglioramento della rete stradale e ferroviaria, dei problemi del paese in particolare, della miniera con l'immancabile richiamo al Governo per una più moderna estraibilità del salgemma.

Infine, Gabriele Frega tentò la carriera politica presentandosi candidato al Parlamento e nell'occasione pubblicò un appello Agli Elettori delle Calabrie da Napoli il 15 gennaio del 1861, era il suo programma col quale metteva in evidenza l'importanza della raggiunta unità dell'Italia, ma anche e soprattutto i bisogni speciali della Calabria. I giornali di allora presentarono la figura del candidato Frega per i suoi meriti intellettuali, filosofici e letterari (7).

 

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Dalla lettura di quel materiale è venuta fuori la figura di questo magistrato che, tra sofferenze e sacrifici, seppe vivere pienamente un’epoca di transizione e di mutamenti difficili. Ancora molto rimane da approfondire e studiare.

 

 

 

Note

 

 

(1)  Rassegna di Studi Albanesi – Atti del  1° Convegno – Bari 9 – 10 aprile 1960, pagg. 39/43

(2)  Il Nuovo Periodo – giornale politico popolare – Catanzaro, n. 20 di giovedì 24 giugno 1869; n. 5 di sabato 8 febbraio 1868; n. 13 venerdì 19 aprile 1872. Gazzetta di Napoli anno I n. 28 di martedì 15 aprile 1862

(3)  Il Calabrese del 15 dicembre 1845, “Della moderna filosofia in Alle magna” di Gabriele Frega

(4)  Discorso del neo consigliere di Stato Angelo Masci sull’Origine, i Costumi e lo stato attuale degli Albanesi del Regno di Napoli, ristampa per cura di Francesco Masci, Napoli 1847

(5)  Il Nizzardo – giornale unitario politico n. 15 venerdì 1 febbraio 1861 “I deputati al Parlamento”

(6) Elogio funebre in onore del fu D. Raffaele Maida, recitato nei funerali del di 16 novembre 1857 per Domenico De Marchis di Lungro, Napoli 1858

(7) Cfr. nota n. 5

 

                                                                                                                               Alfredo Frega

  

Estratto da “Katundi Ynë” Anno XI num. 36 – 1980 (5)