Da 

  Lettere scelte di condannati a morte della Resistenza italiana

I COMPAGNI MI VENDICHERANNO 

 

ED. LABORATORIO POLITICO"

 NAPOLI 1995

 

 

Giovanni Mecca Ferroglia

Anni 18, nato a Mathi (Torino), operaio elettricista. partigiano della 8O" Brigata Garibaldi nel Canavese. Catturato il 12 agosto 1944 dai fascisti, è processato il 7 ottobre e .fucilato il giorno dopo da un plotone d'esecuzione fascista con altri tre partigiani.

 Cara mamma,

ti scrivo queste mie ultime righe, alle ore 5 di mattina. Fatti molto coraggio, mamma che ci rivedremo in Paradiso. lo di lassù pregherò tanto per te che presto verrai a raggiungermi e allora resteremo sempre insieme. Quelli che mi hanno condannato li perdono perché non sanno quel che si fanno.

Ho combattuto per la mia Idea, e credo che il mio sacrificio non sia vano, altri uomini mi vendicheranno, per loro penserà certamente la giustizia di Dio.

Mamma ti ho sempre amata anche se qualche volta ti ho fatta arrabbiare. Mamma ti chiedo perdono di tutto, non maledire il destino che mi ha travolto improvvisamente, ma è il destino che Dio dà agli uomini. Comprendo il tuo dolore e ti chiedo perdono d'avertelo dato.

Non m'importa di morire perché la vita terrena è solo una bolgia infernale. Mamma ti do il mio ultimo addio. Ci rivedremo in Paradiso. Addio. Giovanni

 

Paolo Braccini 

Anni 36, nato a Canepina (Viterbo), docente universitario. Antifascista e militante del Partito d'Azione, dopo 1'8 settembre 1943 passa in clandestinità e dirige le formazioni GL (Giustizia e Libertà). Arrestato il31 marzo 1944 dai fascisti, processato il 2-3 aprile 1944 è fucilato tre giorni dopo, sempre da i fascisti, insieme ad altri sette dirigenti antifascisti. Medaglia d'oro al valor militare.

3 aprile 1944

Gianna, figlia mia adorata,

è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.

Sarò fucilato all' alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno.

Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l'infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa.

Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze.

Sapessi quante cose vorrei dirti, ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascerà il mio cuore. Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto. Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre. 

 

 

Bruno Frittaion (Attilio)

 

Anni 19, nato a San Daniele del Friuli (Udine), studente. Comunista molto attivo nella costituzione di cellule del partito, dopo l'8 settembre 1943 lascia la scuola e si unisce ai partigiani e diventa vice-commissario di Distaccamento del Battaglione «Silvio Pellico». Catturato il 15 dicembre 1944 da SS italiane a seguito di una delazione, più volte torturato, è processato il 22 gennaio 1945 dai tedeschi. Fucilato il1° febbraio 1945 con altri sette compagni.

 

Edda,

voglio scriverti queste mie ultime e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime sì, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura.

Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l'idea che c'è in me.

Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso:

Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l' idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.

Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell'amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre.

Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti. Addio Edda