ALTRI SCRITTI
Celso Ghini in "Antifascisti in Italia"
"Numerosi furono gli italiani catturati dai tedeschi nella Francia occupata e consegnati ai fascisti: tra gli altri Pietro Nenni e Giuseppe Di Vittorio. Ad un certo punto, ci si mise anche l' Argentina. Numerosi democratici italiani si erano rifugiati in quel paese per sottrarsi alle persecuzioni fasciste ed avevano potuto continuare a svolgervi, per un certo tempo, attività politica. Dopo il colpo di stato di Uruburu, nel 1930, venne però creata a Buenos Aires una sezione speciale di polizia per la repressione del comunismo. Per i sovversivi italiani che non avevano fatto in tempo a riparare a Montevideo, le cose si misero subito male: coloro che furono arrestati vennero consegnati alle autorità consolari fasciste che provvidero alla loro traduzione in Italia in stato di detenzione. Tra gli altri, subirono una tale sorte Salvatore Cortese nel 1932, Antonio De Marco neI 1933, Romeo Saoner nel 1935."
Salvatore Carbone in "Il popolo al Confino"
Ovviamente
non è possibile in questa sede neanche potere illustrare l'attività dei «
grandi » antifascisti calabresi confinati, sia di quelli che hanno avuto
fortuna politica
La scheda
"Cortese Salvatore di Domenico e di De Mario Teresa Maria, n. Lungro (CS) il 21 febbraio 1899, res. Lungro -Buenos Aires (Argentina), celibe, contadino ,ex comb., anarchico.
Arr. dalla P.S. portuale di Napoli il 23 marzo 1.932 per avere svolto attività anarchica all'estero.
Assegnato al confino per anni cinque dalla C.P. di Cosenza con ord. del 28 novembre 1932.
Sede di confino Ponza. Liberato l'1 aprile 1937 per fine periodo.
Periodo trascorso in carcere e al confino: anni cinque, giorni 10.
Militante comunista, svolse prima e dopo l'avvento del fascismo attiva propaganda politica. Nel 1925 emigrò a Buenos Aires ove entrò in contatto con. elementi comunisti e da dove inviava periodicamente stampa antifascista ai compagni di Lungro, incitandoli a farne propaganda. Successivamente si orientò verso il partito anarchico, aggregandosi nel 1929 al gruppo «Umanità Nuova »; cercò anche di formarsi una cultura politica associandosi a giornali e partecipando a conferenze.
Nel 1930, in seguito a moti rivoluzionari svoltisi in Argentina, fu arrestato dalla polizia di Buenos Aires perché sospettato di avere partecipato moralmente se non materialmente ad attentati dinamitardi. Con decreto del 2 marzo 1932 fu espulso dall'Argentina, unitamente ad altri italiani e stranieri e imbarcato per essere consegnato alle autorità italiane."
Katia
Massara : L’emigrazione “sovversiva”. Storie di anarchici calabresi
all’estero.
Figura
interessante è quella di Salvatore Cortese di Lungro. Segretario del locale
comitato pro-vittime politiche d'Italia, collaboratore del periodico "L'
Allarme" -mensile diretto da Aldo Aguzzi, che fondò e diresse anche il
quindicinale " Anarchia" -e in contatto con la redazione Idel giornale
antifascista "L'Italia del Popolo", Cortese, allo scoppio della
rivoluzione, fu costretto a rifugiarsi a Montevideo (dove fu ospitato dal
Sindacato operai e si mise in contatto con Luigi Fabbri) assieme appunto ai
compagni di fede Aldo Aguzzi e Giacomo Barca. Indicato come temibile anarchico e
come tale schedato dalla locale polizia politica, fu probabilmente arrestato e
detenuto nel penitenziario di Ushuaia nella Terra del Fuoco, carcere duro nel
quale, subito dopo la rivoluzione del 1930, furono mandati centinaia di
anarchici pericolosi; successivamente fu espulso dall' Argentina assieme ad
altri 99 anarchici indesiderabili, di cui 24 italiani. Giunto in Italia, fu
confinato a Ponza, ma continuò a mantenere i contatti con gli anarchici in
Argentina; nel settembre 1932, infatti, il compagno Miguel Montano gli scrisse
per informarlo sulle somme che gli sarebbero state recapitate tramite la madre e
delle collette organizzate a suo favore.
Carlo Giuseppe Siciliano: La Diversità Arbëresh (Vol. II)
CORTESE Salvatore
Nacque a Lungro il21 febbraio 1899 da Domenico e Teresa De Marco. Fin da giovane manifestò idee libertarie di ispirazione socialista. Nel 1922 aderì al Partito Comunista fondato appena un anno prima da Antonio Gramsci. Con l' avvento del fascismo fu subito fatto segno dalla polizia ad una dura e costante campagna persecutoria.
Costretto ad emigrare in Argentina, entrò subito in contatto con le organizzazioni comuniste locali. Dal Paese latino-americano non mancò di far giungere agli amici lungresi la stampa clandestina internazionale. Nel 1929, entrato in contatto con le organizzazioni anarchiche, restò affascinato dalle loro idee rivoluzionarie ed aderì al gruppo "Umanità Nuova".
Nel 1930 l' Argentina conobbe la ferocia fascista con il colpo di stato di Uriburu. A Buenos Aires fu creata una speciale sezione per la repressione del movimento di sinistra e molti furono coloro che dovettero precipitosamente abbandonare il paese, ma la repressione più violenta avvenne allorché, in seguito ad un attentato dinamitardo alla Banca dell' Agricoltura di Buenos Aires, molti militanti della sinistra furono arrestati egli stranieri espulsi.
Salvatore Cortese era tra questi. Espulso dall'Argentina il 2 marzo del1932, giunse a Napoli il 23 dello stesso mese e qui immediatamente arrestato e rinviato al giudizio della Commissione per i provvedimenti di polizia di Cosenza, la quale, il 4 aprile, lo condannò al confino politico per l'attività sovversiva svolta all'estero. Confinato a Ponza con una condanna a 5 anni, si trovò al fianco dei massimi dirigenti della sinistra italiana, tra cui Sandro Pertini, Pio Turroni e il cosentino Nino Malara.
Il 3 aprile del 1937, scontata interamente la pena, tornò nella sua Lungro dove riprese immediatamente l' attività politica. Fu, quindi, nuovamente assoggettato al controllo di polizia e più volte preso di mira dalle squadracce fasciste che lo "purgarono sistematicamente". Alla caduta del fascismo, continuò l'attività di propaganda delle idee anarchiche. Lavorò volontariamente alla locale Camera del Lavoro, dove organizzò i contadini e gli operai della salina. Ritenuto unanimemente uomo di forti principi morali e di inossidabile onestà, fu proposto alla carica di sindaco della comunità, ma, deluso dal comportamento di alcuni, decise di declinare la candidatura e di continuare nella sua solitaria battaglia per l' affrancamento dei popoli. Pur senza un titolo di studio, Salvatore Cortese fu uomo di vasta cultura e, da autodidatta, amante delle lingue straniere, tra le quali il francese, lo spagnolo e l'inglese, oltre alle due lingue che aveva appreso fin dalla nascita, l'italiano e l'albanese. Di indole silenziosa e riservata, era sempre al fianco dei più deboli e bisognosi. Si racconta che, durante le sue giornate trascorse in campagna, lasciava che alcuni bambini in estrema povertà gli rubassero il companatico e, a chi gli faceva notare il furto, rispondeva che avrebbe sicuramente cenato la sera, mentre quei ladruncoli non avrebbero trovato altro di cui sfamarsi.
Dopo una intera vita dedicata agli ideali, fu colpito da un tumore ad un rene che, in poco tempo, ne provocò la morte, avvenuta a Lungro il 27 luglio 1951. Per volontà della famiglia i funerali si svolsero con il rito civile, in uno sventolio di bandiere rosse e al canto dell'Internazionale. La cerimonia si concluse con il necrologio pronunciato dal suo fraterno amico Pasquale Laurito, direttore del periodico "Velina Rossa" davanti all'intera comunità in lutto.