La sua vita è ora raccontata in un libro

 

Salvatore Cortese, il lungrese amico di Sandro Pertini

 

di Pasquale Pisarro

 

L'insegnante Domenico Cortese, di Lungro, ha da poco pubblicato, peri tipi di Masino, il volume: "Salvatore Cortese, un antifascista di arbëresh di Lungro".

Il libro fa parte della collana dell'Istituto Calabrese per la  storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea: "Gli uomini e la storia", diretta dal Professor Giuseppe Masi. L'istituto ha sostenuto la ricerca e la pubblicazione del lavoro assieme, all'assessore provinciale Alle Minoranze Linguistiche, Donatella Laudadio, e all'Associazione no Profit "Ungra" di Lungro.

Salvatore Cortese nacque a Lungro il 22 febbraio 1899 e qui morì il 27 luglio 1951 (Domenico aveva 6 mesi circa). Frequentò le elementari fino alla VI classe, alunno del maestro-pedagogista Camillo Vaccaro (1864-1954). Partecipò alla prima Guerra Mondiale, poi emigrò in Argentina, nel 1924, dove fu arrestato per le sue idee anarchiche. Subì il confino politico nell'Isola di Ponza (dove conobbe Sandro Pertini a Antonio Failla) dal 1932 fino al 1937, anno del suo ritorno - dopo 13 anni - a Lungro.

La sua vita fu caratterizzata da sacrifici e difficoltà d'ogni genere (oggi, per i più impensabili), da persecuzioni per le idee dapprima comuniste (presto ripudiate per le "degenerazioni" delle medesime nella Russia Bolscevica) e poi anarchiche, ma pure da estrema onestà, coerenza ideologica, laboriosità, generosità e rispetto degli altri. Ben altra era la considerazione delle istituzioni del tempo. Il 6 aprile 1932, il Ministero dell'Interno fascista trasmise al Prefetto di Cosenza la disposizione di mandarlo al confino perchè anarchico. Il 19 aprile, la Tenenza dei Carabinieri di Lungro inviò alla Questura bruzia un rapporto in cui era scritto - tra altro - che Cortese "risulta di pessima condotta, morale e politica; prepotente di carattere, perverso, cattivo, .., sovversivo, pericoloso". Proprio l'inverso!

Nella prefazione al volume, Masi sottolinea «le idee di ribellione non violenta e gli ideali anarchici di Salvatore che ha la- sciato pure un corpus di saggi, corrispondenze ed articoli" molto interessanti come emerge dalle riviste "L'allarme" di Buenoaires (1928-1929), "Eresia" di New York (1928- 32), "Studi sociali", rivista di libero esame (Montevideo e Buenosaires), la quale uscì dal 1930, con discontinuità fino al 1935. La storia di Salvatore, propostaci, dopo circa 56 anni dal figlio, enuclea l'iter personale del protagonista insieme con l'ambiente della comunità "Arbreshe" cosentina. Di Lungro in particolare. Dove, per via della millenaria miniera di sale, iniziava a nascere (più che altrove) l'idea di classe operaia e di lotta sindacale, che accompagnava gli emigranti.

Nel 1941 sposò Rosa Cortese, ancora vivente, la quale'conserva nitidi ricordi della vicenda politico-umana del marito. Salvatore Cortese morì nel Luglio del 1951. I funerali si svolsero con rito civile (rifiutò la Comunione all'allora Parroco Giovanni Stamati accorso al suo capezzale) con banda musicale, tante rose rosse e l'orazione funebre pronunciata dall'universitario Pasquale Laurito, attuale direttore della Velina Rossa.

 

Articolo pubblicato su GAZZETTA DEL SUD DEL  04.11.2007